GABRIELE D’ANNUNZIO E GLI IRREDENTI 319 Inoltre un intero libro delle mie „Laudi” sarà dedicato alla celebrazione delle città istriane. La mia devozione alla Santa Causa è fervidissima; e ne darò testimonianze efficaci. Perdo una occasione bellissima. E me ne rammarico senza fine. Le stringo la mano con affetto sincero. Il Suo Gabriele d’Annunzio Settignano, 17 sett. 1902. Tutti sanno come Gabriele d’Annunzio ricorresse molto spesso al pretesto di malattie imaginarie od esagerasse l’importanza di piccole indisposizioni passeggere per sottrarsi ad impegni che aveva, con la sua solita imprudente generosità, accettati. Può darsi che il malessere ed il divieto del medico, cui il poeta accenna nella lettera a Riccardo Pitteri, rientrino in questo... sistema difensivo; giova però tenere presente che il periodo in cui cade la lettera al Pitteri è forse il più laborioso nella dinamica vita di Gabriele d’Annunzio, il periodo dal quale germoglia la prodigiosa fioritura del primo e del terzo libro delle Laudi. Pochi mesi dopo, infatti, egli narrava al suo editore d’essere invaso da una di quelle «Furie laboriose che meritano veramente la maiuscola», perchè lo afferravano e lo agitavano «per sette e sette ore», lasciandolo poi «quasi morto e boccheggiante». Comunque sia, la Canzone allTstria rimase, come infiniti altri progetti od abbozzi, allo stato iniziale, se non addirittura potenziale; dell’intero libro delle Laudi che doveva essere consacrato allTstria, il poeta non ci diede che i versi a Capodistria «succiso italo fiore», compresi fra i «Sogni di terre lontane». Non sono, a dir vero, gran cosa e risentono — almeno così a me pare — di una ispirazione già affaticata dall’eccezionale sforzo creativo d'Alcione. Tuttavia l’imagine della città istriana è tracciata in questo pastello con mano delicata e felice ed il tema irredentistico, già iniziato con l’accenno al ... patrio mare cui Trieste addenta co’ i forti moli per tenace amore, trova il suo lirico sviluppo nell’aerea visione dei neribianchi stormi di rondini che da Capodistria, da Pirano e da Parenzo si incontrano lr> alto mare con l’altra compagnia che vien di Chioggia. Ma se il viaggio istriano non diede immediatamente i frutti artistici che d’Annunzio si riprometteva e che gli irredenti attendevano con ansia giustificata dalla loro passione nazionale, le impres-