CARLO BANELLI, RIEVOCAZIONE 353 Il 20 settembre di poi fu innalzata sulla torre del Municipio un’altra grande bandiera tricolore, e garrì per qualche ora nel cielo di Trieste. Col pretesto di ragioni elettorali il Consiglio Municipale era stato poco dopo disciolto dal Governo di Vienna, e fra questo e la ostinata fermezza della città ribelle si scatenò serrata acuta violenta la lotta che non ebbe più tregua e culminò nella guerra. Ad un convegno convocato a Udine nello stesso anno dalla Società Corda fratres, erano intervenuti moltissimi studenti universitari delle nostre regioni con coccarde tricolori, i quali deposero ghirlande con dediche augurali sui monumenti di Vittorio Emanuele II e di Giuseppe Garibaldi. Poco di poi aveva avuto luogo pure a Udine un congresso presieduto da Ricciotti Garibaldi ed alla sera dello stesso giorno una riunione segreta; che come scrissero Attilio Tamaro e Leone Veronese aveva tutte le caratteristiche di una congiura mazziniana. Si prevedeva la eventualità di raccogliere armi e di arruolare volontari. Bombe vennero difatti trovate nascoste sotto l’impiantito della Società Ginnastica di Trieste. Furono implicati nel complotto oltre a Bruno Ferluga, Garetto Rascovich, Luigi Petronio, Garibaldi Apollonio, Napoleone Cozzi, Marcello Depaul, Oscar Suban, Giusto Salatei, Giacomo Fumis, Federico Giuliuzzi, tutti instancabili organizzatori di dimostrazioni nazionali irredentiste. Federico Giuliuzzi che era impiegato alla Lega Nazionale, morì durante l’anno di prigionia all’ospedale. Debole di corpo, ma fiero d’animo aveva tempra di martire. Giacomo Fumis fu drammaticamente salvato all’arresto per 1 intervento provvidenziale di Giovanni Menesini e di Carlo Barelli, che lo nascose nella sua villa a Stramare, da dove con l’aiuto audace di Federico Petronio fu portato di piena notte al largo sul piroscafo che lo doveva condurre a sicuro lido. A Carlo Bandii dal convegno segreto di Udine derivarono altre e tragiche incombenze. Egli fu chiamato nel giurì che doveva accertare chi fosse stato *1 delatore dell’azzardata impresa. Scoperto, a Banelli era toccato '1* pronunciare il verdetto di condanna. Ma il reo preferì al diso-n°re la morte. Il Comune di Trieste per questi fatti ritenuto responsabile delle dimostrazioni ostili allo Stato, subì una punizione gravissima. Ebbe '10 la to lo statuto che era legge fondamentale e fu privato dell’autonomia, assicurata e garantita a tutte le città con proprio statuto.