368 REMIGIO MARINI un ritratto muliebre. Più novecentista la prima: con rapporti di forme essenziali e colori sobri ma di scelta armonia: una delicata interpretazione della realtà che ricorda l’arte di Piero Marussig. Tecnica molto diversa il ritratto: molto ottocentista ma di degno mestiere. E di questa sala si ricorderanno ancora 1’«Autoritratto» di Manfredi, le chiarezze toscane dei tre paesaggi di Nuti, e i magnifici pastelli di Buttori: sono quadretti minimi e delicatissimi: i profili di quelle ragazze, l’incisione del carattere ottenuto con i più semplici mezzi, le grazie dei particolari sempre sobri ed essenzialissimi, la vaghezza del colore, l’incanto delle ombre e di una mez-zaluce usata nella più larga misura, sono suggestivi e allusivi nel più alto grado. Buttori può vantare compratori illustri: e, onore ch’è attestato insigne, compratori che sono colleghi anziani e artisti di chiaro nome. Opere degne di menzione qui espongono ancora Consoli di Catania, Germini e Gardini di Perugia. La sala terza è dedicata a Padova: rivediamo la «Pescatrice» di A. M. Guacci, molto ornamentale nella composizione e nelle figure allungate, d’una grazia aristocratica e leggera: d’una leggerezza però che sarebbe bene contenere, perchè porterebbe al superficiale, mentre il giovane artista ha cose da dire e mezzi assai ricchi per esprimerle. Dorigatti ha una pittoresca «Barca solitaria» dove acque terre cielo alberi prati verzure fanno una unitaria armonia: diverso, ma non meno acuto, il ritratto («Mia madre») dove il realismo pieno di penetrazione psicologica non teme, per essere efficace, di sfiorare il cariturale. Anche degni di nota i giovani Sa-lezze e Zoppi. Non ci potremo diffondere quanto vorremo su tanto numerosa produzione. Rapidamente quindi accenneremo alle squadrate bronzee figure campeggianti sull’aperta rupestre «Apuania» di Lo Nardo, ai robusti ritratti giovanili nel «Campeggio» di Bilo: tutti e due palermitani. «Milizia universitaria» di questa stessa quarta sala è un ampio affresco che ha brani figurativi eccellenti in un paesaggio fiacco e senza respiro. Ed ecco i romani della sala quinta di un notevole livello nell’insieme. Fra i migliori Monica e Maggiori, paesaggisti valenti, il ritrattista Stradone, Ciarocchi che al colore preferisce le evanescenze del colore, e Lazzaro forte scavatore di caratteri, se non forse un po’ portato al bel liscio ottocentesco, e Zoc-coni ritrattista di un vigore a dirittura masacciano. Ancora meno potremo abbondare nella citazione per il bianconero: quantunque anche qui non manchino disegnatori di alta scuola, e umoristi e caricaturisti di sicuro valore. Faremo solo i