FESTIVITÀ E SOLENNITÀ ALLO SCORCIO DELL’ IMPERO NAPOLEONICO Napoleone I, al suo ritorno a Parigi dopo la disastrosa campagna di Russia, faceva pubblicare nel ventinovesimo bollettino che l’imperatore non si era trovato giammai meglio di salute. Era ciò impudenza? era coraggio? era fede incrollabile in sè stesso per un avvenire più roseo? 10 credo che in quelle parole ci fosse dell’una e degli altri. Poiché che cosa era se non impudenza l'informare tutto il mondo della propria salute, quando egli, dopo aver camminato su campi coperti di cadaveri, era ritornato dalla Russia con soltanto poche migliaia di uomini? Ma, d’altro canto, che cos’era se non coraggio, fede sicura in sè stesso il mettersi ancora contro tutto il mondo, dopo aver perduto le truppe migliori? Nessuno poteva negare che Napoleone non fosse un uomo di polso e che era capace ancora di osar tutto. Infatti, prontamente, dopo la disfatta, s’era recato a Parigi per far nuove leve, per racimolare truppe fresche. Ed aveva lasciato il comando dell’esercito che gli restava al Murat. 11 quale, ancora sotto il comando di Napoleone, si era mostrato se non proprio un inetto, almeno uno dei non troppo coraggiosi. Riportiamo qui, quale curiosità storica il seguente dialogo che ebbe luogo tra il Murat e il generale Miloradowitch, comandante 1 avanguardia dell’esercito russo. Il dialogo si svolse nell’occasione, in cui il Murat, incaricato di fare ancora un tentativo di temporeggiamento presso il generale russo, si era recato in persona alla tenda di costui. La conversazione fu riportata da tutti i giornali del Nord allora pubblicati, ma io la tolgo da una nota di un libro piuttosto raro, da me posseduto e intitolato: MOSCA avanti e dopo l'incendio ovvero descrizione di questa Capitale, dei costumi de’ suoi abitanti;