332 GIUSEPPE STEFANI negli ambienti militari, nel così detto circolo del Belvedere, quasi che la Nave dannunziana minacciasse, scendendo dai suoi scali letterari, la potenza militare deH’Austria neU’Adriatico. A rinfocolare le ire giunse, qualche giorno dopo la prima recita, una nuova manifestazione irredentistica di d’Annunzio. Il 15 gennaio, per iniziativa del giornale «Il Tirso», la stampa romana e un gruppo di amici e di ammiratori, fra i quali anche il Ministro Rava, offrirono all’autore della Nave un banchetto. Al brindisi, il poeta, ricordando un singolare costume dei Veneti primi, i quali ogni notte portavano le arnie delle loro api sulle navi, risalendo i fiumi, perchè le api trovassero ogni giorno pasture nuove, continuò: Ecco che anch’io, oggi, per voi, amici e compagni, ho la mia Nave carica del miele più diverso. Assaporo con gioia l’insolita larghezza e ne spero i più attivi fermenti. Ma il fedele bevitore di acqua, infondendone una stilla nel vino che vorrebbe nato dalla più schietta e profonda vite laziale, beve da Roma in compagnia di buoni Italiani d’ogni terra, beve da Roma all'amarissimo Adriatico. Ed affinchè non rimanessero dubbi sul significato dell’aggettivo divenuto immediatamente popolare, il poeta, pochi giorni dopo, interrogato da un giornalista, precisò: E’ chiaro e ovvio a tutti quanti sono ancora buoni Italiani il senso, sin troppo aperto e manifesto dell allusione. L’amarezza, quindi, dell’Adriatico deve venir riferita solo a quel nostro polmone sinistro ammalato, che travaglia e rende perpetuamente inferma nella sua costa orientale la vita della moderna Italia. Per invito della «Lega Navale», la tragedia venne rappresentata, subito dopo il trionfo romano, alla «Fenice» di Venezia. Vibranti d’eccezionale entusiasmo furono le accoglienze della città. Ad una colazione offerta al poeta il 26 aprile 1907 da Gino Sarfatti, intervenne in rappresentanza di Trieste Attilio Hortis, salutato da Gabriele d’Annunzio con alte parole di devozione alla causa italiana di Trieste. La sera stessa il pubblico veneziano decretava alla Nave un memorabile successo e il giorno dopo la «Lega Navale» raccoglieva a banchetto le più eminenti personalità veneziane. Attilio Hortis e Riccardo Pifferi rappresentavano Trieste, sedendo il primo alla destra del poeta, il secondo di fronte. Parlò per primo Piero Fo-scari, ricordando come fossero convenuti «da questa e dall’altra