212 ROMANO DRIOLI una parte e Fieri dall’altra. Si contava sull’appoggio francese alla ala destra, ma questo venne tardi, per cui in quel settore gli austrotedeschi passarono alla controffensiva. Dopo l’armistizio bulgaro del 30 settembre, l’offensiva riprese e gli austriaci, pressati dalle truppe italiane e francesi, evacuarono rapidamente tutta l’Albania. Una divisione di rinforzo (la XlII.a) consentì alle nostre truppe di assicurare la riscossa e il 7 ottobre esse entrarono in Allassan due ore prima delle truppe francesi del generale Henry. Il 12 fu occupata Cavaja, il 14 Durazzo e il 15 Tirana. Le convenzioni segnate dopo l’armistizio stabilirono che le truppe nostre dovevano presidiare e amministrare i territori fino allora occupati, e dal canto loro i francesi poterono fare altrettanto nelle zone tenute dalle loro fanterie. Per Scutari, fu risuscitata la vecchia amministrazione interalleata. I contingenti interalleati — italiani francesi e inglesi — a Scutari furono messi sotto il comando del generale Tourton. La maggior parte del territorio albanese passava sotto l’occupazione italiana, compreso il Sangiaccato di Scutari. Le truppe austriache in rotta disordinata presero la direzione di Cattaro, dove, su richiesta del generale Pflanzer Baltin, fu mandata a tenere l’ordine la Brigata Barletta. Fin dal 3 giugno 1917 il generale Ferrerò, comandante in capo dell’armata d’Albania, aveva proclamato, a nome del Re Vittorio Emanuele III, l’indipendenza dell’Albania sotto il protettorato italiano. Ma successivamente la necessità imponeva un «territorio di sicurezza» da Valona fino all’Albania settentrionale, dove furono istituite prefetture e sottoprefetture, con funzionari nominati dal comando militare e assistiti da addetti politici. Un alto commissario rappresentava l’Italia a Durazzo. Accanto alla bandiera italiana sventolava su tutti gli edifìci pubblici quella albanese. Frattanto le linee mercantili della Società Puglia e poi del Lloyd Triestino, che aveva ereditato la flotta mercantile austriaca, iniziarono con crescente impulso i trasporti marittimi fra l’Albania, il Regno e i porti di tutto l’Adriatico, facendo vittoriosamente concorrenza alle linee greche. I greci cominciarono a fare il loro gioco d’intrighi, e tutti i giornali fecero rivelazioni sul trattato segreto di Londra, che prevedeva una spartizione dell’Albania fra Grecia e Italia, e reclamavano tutta l’Albania meridionale, nonché Koriza. Ma qui si apre un altro capitolo della storia albanese che è legato alla politica estera del Regime fascista.