La Piccolominea di Trieste e gli studi letterari e storici sul ’400 381 popolazioni rurali, sulle quali le baronie esercitavano un dominio più vessatorio del dispotismo delle grandi monarchie assolute; ma fu sacrificata anche la feconda, fervida vita repubblicana dei liberi comuni. Infine, degnissimo d’illustrazione, splende l’ultimo, epico periodo dell’attivissima esistenza di Pio II, troncata prematuramente a cinquantanove anni d’età, nel 1464, con l’aureola del martirio, men-tr’egli stava imbarcandosi in Ancona per la guerra santa da lui promossa contro i turchi, i quali undici anni innanzi avevano conquistato Costantinopoli, demolendo l’ultimo residuo dellTmpero Romano d’oriente, e avanzavano sulla penisola balcanica minacciando l’Europa. Riproducendo alcuni documenti piccolominiani nella monografia pubblicata neH’occasione del collocamento dei tre busti vescovili nel 1862, Pietro Kandler conclude con questo encomiabile augurio: «Come il Rossetti ebbe inspirazione alle poche parole dell’epigrafe in onore di Pio II, giova sperare che al busto ed a questi documenti si inspiri qualche ingegno, dei quali Trieste non manca in ogni genere di lettere, così per accrescere la notizia delle gesta di quel Sommo Pontefice, eminente nel secolo in che visse, come per ampliare i fasti di questa Città, della quale fu Vescovo e Salvatore, con troppe sollecitudini cassata dal registro di quelle che nei secoli passati meritarono laudi e fama; per serbarle ad unica corona le imprese mercantili». E’ particolarmente notevole questa spirituale ribellione del Kandler al mercantilismo, che costituiva l’arma più usata e abusata dalla dominazione austriaca per tentare di soffocare la coscienza nazionale unitaria degl’italiani a Trieste, e del quale si rese complice il suo atteggiamento politico austriacante e la sua parzialità anche storica al servizio della sovranità asburghese. La sua remissività di suddito ossequiente alla dinastia imperante non poteva però giungere sino al punto di associarsi alla presunzione austriaca che la storia di Trieste cominciasse appena dall’impianto dell’emporio commerciale; percui egli non potè fare a meno di deplorare che la città fosse «con troppe sollecitudini cassata dal registro di quelle che nei secoli passati meritarono laudi e fama». Ma occorreva che Trieste fosse restituita anche politicamente alla vita nazionale e cho si elevasse a centro di alta coltura, in conformità alle sue antiche aspirazioni, perchè il materiale raccolto inizialmente da Domenico Rossetti su Enea Silvio Piccolomini e successivamente sviluppato da Attilio Hortis e da Giacomo Braun,