118 P. PEDROTTI sato a Firenze dove, appena giunto, aveva pubblicato sulla Nazione il desiderato articolo; pregava quindi il Viesseux a volergliene spedire alcune copie. «Sia che lo abbia fatto — testualmente scriveva «— in conseguenza della mia lunga lettera, sia per naturale sua be-«nevolenza per il mio paese, dove ebbe ed ha amici ed ammiratori, «io non posso che rallegrarmene».... La conoscenza fatta dal giovane Tommaseo all’università di Padova di Antonio Rosmini, doveva far nascere fra i due una fervida e continuata amicizia e determinare quindi anche frequenti sue visite nel Trentino, dove egli anzi — e precisamente a Rovereto — aveva tentato invano le vie dell’insegnamento, allargando durante quelle permanenze la cerchia delle sue relazioni (2a), egli conobbe così i più illustri patrioti della regione che doveva in seguito ritrovare a Firenze, a Venezia, a Torino. Come lo stesso Tommaseo ricorda (3), in quei giorni anche parecchi esuli veneti, vedendosi d’un tratto sul punto di essere disgiunti da quella parte d’Italia a cui la rovina del ’14 li lasciava congiunti, erano ricorsi a lui, pregandolo «di dettare le parole della comune doglianza» ciò che egli fece con l’incarico (temendo che il suo pensiero su tale problema non potesse essere da tutti condiviso) di togliere, aggiungere o cambiare. La mossa dell’imperatore Napoleone a Villafranca lo aveva profondamente colpito: così in una lettera del 12 luglio da Torino al Capponi (4) egli biasimava severamente la diplomazia «che ave-«va tolto all’imperatore fin i sembianti della generosità», al quale anzi... «un cenno di Prussia vietava un passo fin nel Trentino, «che poteva essere preso per roba germanica dopo i pioli e i car-«telloni del ’48» (5).... alludendo ai confini della Confederazione Germanica, messi sull’estremo limite del Trentino terra — come egli asseriva — italianissima, argomento questo da lui trattato anche nello scritto che segue. Il problema della terra trentina era ben noto al Tommaseo, non ebbe quindi nessuna difficoltà ad aderire all’invito patriottico del Bassetti, preparando l’articolo per la Nazione, dove venne pubblicato nel n. 121 del 16 novembre. Egli volle però che esso fosse come una presentazione della lunga lettera già ricordata dal Bassetti al Viesseux, apparsa quasi integralmente anonima sullo stesso numero di giornale, dopo lo scritto del Tommaseo (6). Altra lettera (17 dicembre) del patriota trentino al grande suo amico, constatava il notevole successo avuto dalla parola del Tommaseo nel Trentino: essa conteneva pure alcune altre considerazioni che meritano ricordo: «io pregai — osserva\a il Bassetti —1 il «Tommaseo a scrivere espressamente per noi, e siccome sapevo che