320 GIUSEPPE STEFANI sioni ritratte dal poeta rivivono alla distanza di parecchi anni, nella sua letteratura di guerra. Le citazioni potrebbero essere innumerevoli: a dare un solo esempio basterà evocare dalla Licenza della Leda senza cigno l’eroica figura del comandante Ernesto Gio-vannini che portava sempre in cuore la vecchia cittadella della sua gente, Vimagine di Capodistria severa e soave ... e le code di rondine che fanno corona ghibellina al Palagio del Podestà;... la Ci-bele romana, armata e alzata tra i due merli, e la porta della Muda aperta a un altro Ingresso, e i balaustri della fonte arcuata che sembra debba crescere e decrescere come la marea sotto un ponte di Venezia. Del resto, legato al ricordo delle giornate triestine è anche un altro documento dannunziano che si ricollega alla fondazione de L'Innominata, la prima società che cercò di unire in un fascio operoso e concorde tutti gli studenti universitari della Venezia Giulia. L’assemblea costitutiva del sodalizio fu tenuta in Trieste nel settembre 1902 con solennità veramente straordinaria e con intenti palesemente dimostrativi. La questione dell’università italiana a Trieste stava per entrare nella sua fase acuta e conveniva che anche i giovani si organizzassero e tenessero pronte e affilate le armi. Il sorgere de L'Innominata (che così si chiamò perchè il governo austriaco aveva proibito si denominasse «Società fra studenti universitari italiani della Venezia Giulia») ebbe quindi una certa importanza storica e destò una larga eco di consensi e di simpatie. Francesco Salata, allora redattore del «Piccolo», ne diede notizia a Gabriele d’Annunzio, il quale pochi giorni dopo rispondeva con la seguente lettera : Mio caro amico, l’annunzio ch’Ella mi dà mi rallegra come un segnale di riscossa. Le fresche forze giovanili dell’lslria nostra si stringono. Una medesima speranza le lega con legame di luce, una medesima volontà le tende allo scopo ultimo. A Pisino — si ricorda? — su quel selvaggio scoscendimento così folto di radici vigorose e inespugnabili, noi vedemmo espandersi in tutto un popolo la più alta e la più efficace forma dell’eroismo intellettuale moderno: la Lotta di Cultura. Sentimmo, con un palpito fiero e concorde, il diritto della grande molteplice trasfigurante civiltà latina contro il sopruso barbarico. L’esercito giovanile si armi delle più lucide e delle più salde armi per questa lotta.