464 FATTI, PERSONE, IDEE pero absburgico cominciò a vacillare. Vive pagine, queste, del Luzzati, che tonano ad onore della gente friulana e che aggiungono nuova luce a quella che già vi s’irradia dalle pubblicazioni di Tomaselli, di Del Bianco, di Manacorda, sull’oscuro eroismo dei friulani durante il durissimo anno di oppressione. Non è il caso di riprodurre, condensandolo in poche righe, il contenuto del volume. Esso illustra particolarmente le azioni del d’Attimis e del Montegnacco — che, dopo essersi coperto di tanta gloria, andò in Spagna dove cadde da prode per la causa nazionale — dal giorno che ebbero assegnata la delicata e pericolosa missione, sino alla discesa con l’aeroplano oltre Piave, poi le tappe sino ad Udine, la raccolta delle informazioni, la animosa collaborazione dei «rimasti», via via sino alla insurrezione di Udine dei primi novembre 1918, alla quale tanto contribuirono i due missionari, che — oltre all’espletamento del loro rischioso incarico — si adoperarono per mantenere vivo lo spirito di italianità e di resistenza delle popolazioni. Ma, come ho detto, oltre al vivo racconto delle gesta dei due arditi soldati, il libro acquista un più vasto ed efficace valore per il robusto contributo che l’autore dà alla storia del Friuli, inquadrando l’opera dei due valorosi nell’azione prima di resistenza e poi di rivolta della gente friulana contro i dominatori austriaci. Su quest’azione l’autore si diffonde, illustrando l’attività difficile e complessa dei dirigenti il Comune di Udine che, mentre da un lato dovevano agire in modo da non destare i sospetti del dominatore; dall’altro facevano tutto il possibile per tener desto lo spirito di opposizione e di rivolta. E conclude il suo libro, rievocando i cento uamesi caduti il 3 novembre 1918 nell’eroico tentati- vo di aprire le porte agl’italiani che premevano alla calcagna dell’esercito nemico in fuga. Sacrificio di sangue questo che documenta con una nuova prova il patriottismo degli udinesi, e che avrebbe meritato un riconoscimento maggiore — da parte dei Governi del dopoguerra — della modesta croce di guerra concessa alla città di Udine. Federico Pagriacco Gino Villa Sartia, auiore de La caccia degli occhi vivi (uno de’ libri più originali della letleraiura moderna), ci regala questa mira-r bile prosa, dove trionfano le sue doli ecceziona• !issimi* di «scrittore visivo» t Trieste può sentirsi orgogliosa d' essere così celebrata nelle sue natu« rali bellezze. “La P. O." Piccolo cabotaggio triestino Allo scrittore, o meglio al descrittore, l’obiettivo sta stalvolta come l’apparecchio di calcolo, lo strumento di indagine stanno allo scienziato. No, non intendiamo dire che il macchinismo debba invadere anche la sfera dell’intelligenza per sollecitarla e pungolarla, nè che la letteratura prima di ottenere l’imprimatur sia tenuta a passare nel regno fantomatico della camera oscura. Suggeriamo soltanto che nel bagaglio leggero dell’uomo di penna entri anche questo oggetto meccanico, esatto, immediato, positivo. Fotografare significa infatti cercare l’essenziale, isolarlo dal briciola-me dei particolari superflui e sviluppare la forma mentis della semplicità lineare e della chiarezza. Ne deriva inoltre il vantaggio inestimabile d’interpretare con freschezza di novità il mondo ristretto in cui ci muoviamo, fatto opaco dalla consuetudine. Piccole scoperte nel piccolo cabotaggio quotidiano. Abbiamo sottomano cento fotografie di Trieste 1937 (alcuni mesi di lavoro o di vagabondaggio, se preferite) e le ripassiamo con soddisfa-