L’ARTE AI LITTORIALI DI TRIESTE 363 l’uomo nudo e della donna drappeggiata con semplice perspicua eleganza; la «Famiglia» del fiorentino Zona che si presenta in una originale soluzione compositiva anche se di non molto curata esecuzione. Aggiungeremo i nomi di Aiolfì di Firenze con la «Trebbiatura», di Antonucci di Pisa con la «Corsa Campestre», il bei rilievo «Minatori» del bolognese Pasqualino e il «Ritorno del legionario», del pisano Nelli, un po’ troppo insistente in un parallelismo verticale non piacevole delia composizione, e l’elegante pittoresca «Raccolta delle olive» di Galli di Firenze, e i «Velocisti» di un altro fiorentino, Vitaliano de Angelis. E chiudiamo facendo gli elogi della «Discobola» di Enrico Manfrini di Milano; un nudino delicatissimo e perfetto di fanciulla che pare avanzare modesta e peritosa come turbata dalle luci e dagli sguardi dei visitatori che s’aft'oilano in questa prima sala. Ecco nella seconda sala il «Passo romano» del veneziano Vio: è un piccolo balilla, cui di tutto il vestiario e l’armamento non resta che il fusto d’un moschetto: un nudino in passo di parata: ma un nudino eccellente nel movimento nell’equilibrio nel modellato nervoso e sottile. E un vigoroso ritratto dà Sebastio di Ferrara. E un altro «Balilla», di sicura composizione, Tognini di Pisa. Di una squisitezza che il reale vivo sa innalzare a nobile delicato stile è il «Bambino» di Silvano Pulcinelli, anche di Pisa: dell’infanzia esso conserva tutta la grazia evitando ogni facile sdolcinatura. Notiamo ancora l’«Incontro di adolescente», ch’è un bronzo inciso con acuta forza da Fontana di Padova, e il delicato e ben costruito nudo di «Didone» del catanese Frazzetto e la prosperosa «Donna» di Ciolli, fiorentino, che accusa forse qualche inesperienza (la rigidezza di quel lungo collo, ad esempio) ma schietto amore insieme per la plastica larga e piena e viva. Il padovano Paronetto sa inseguire con paziente rispetto l’incidere delle rughe e degli acciacchi nella sua realistica «Testa» di vecchio, e modellatore esperto ritroviamo An-dreani di Pisa con il «Nuotatore». Colossale nella terza sala è il bassorilievo di Gracco Mosci, perugino: «Minatori». Colossale, che non vuol anche dire grandioso: la materia qui supera lo spirito. Ma vi si vede, comunque, il bisogno di esprimersi in grande, che darà, speriamo, opere nobili, quando l’artefice saprà più duttilmente far obbedire la mano all’idea. All’opposto di lui maggior senso dell’eleganza che della forza rile-