I CASTELLI FEUDALI DELLA REGIONE GIULIA Nell’età preistorica la regione Giulia era fittamente cosparsa di castellieri che furono ampiamente illustrati da valenti studiosi, primo fra tutti Carlo Marchesetti. Per la loro posizione dominante alcuni di essi vennero trasformati dai Romani in posti di vedetta permanenti o in accampamenti militari fissi, specialmente lungo la linea montana, tanto da costituire l’ossatura del ben noto «limes orientalis», riconosciuto dal Puschi, studiato dallo Sticotti, ma che attende ancora una definitiva esplorazione ed un esame critico esauriente. Lo studio di queste utilizzazioni romane dei castellieri preistorici, avvenute un po’ dovunque nella nostra regione, ma sopratutto sulle vette che limitano il lato orientale dell’altipiano della Piuca e del Timavo superiore, non è compito nostro, a noi basta ricordare che su talune di queste alture sorsero nell’alto medioevo, per il bisogno di proteggere la regione e la «porta orientale» d’Italia dalle ultime invasioni (Avari e Màgiari) e in seguito all’introduzione del sistema feudale, castelli e torri di difesa e di segnalazione (tabor). Numerosi, in tutta la Giuba, essi vennero inalzati specialmente a difesa dei passi e lungo le vallate dei fiumi e persino sulle coste del mare. Nel secolo XI, al tempo della casa Weimar, castelli baronali sorsero al limite orientale dell’Istria pedemontana, lungo il ciglione della Carsia, a custodia dei principali valichi e delle vie che dalla Carsia conducevano nell’Istria marittima. Incominciando dal golfo di Trieste troviamo sulla «zen-ziva del Carso» i castelli di Moncolano, Moncavo, Vinchunberg, S. Servolo, S. Sergio, Popecchio, S. Quirino, Cernigrado e Belligrado, Ronz e Lupolano. Nella Liburnia ebbero importanza Castua, Fiume (e Tersatto), Apriano, Moschiena, Bersezio, castelli che furono donati dal re d’Italia, Ugo di Provenza, al vescovo di Pola e da questo infeudati nel 1139 ai signori di Duino (feudo al Camaro). Quasi tutto il territorio della Carsia, che apparteneva ai patriarchi d’Aqui-