BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 269 il nostro insigne studioso di problemi pedagogici ritornasse sull’argomento, ampliandone la trattazione e sviscerandone i singoli aspetti: ecco che oggi abbiamo sott’occhio un altro opuscolo del Funajoli, di poche decine di pagine ma denso di contenuto, in cui veramente il problema primigenio viene ampliato e ne vengono sviscerati i singoli aspetti. E’ il riassunto di alcune conversazioni pedagogiche tenute ai maestri delle colonie estive del P. N. F. di Trieste, e comincia con un accenno all’educazione fascista, ricordando che lo Stato nazionale s’è preoccupato soprattutto della formazione del cittadino, per poi far presente al lettore come, fra gli ambienti educativi, la colonia feriale occupa un postò preminente. L’educazione cui l’autore fa cenno, s’intende, è un’educazione moderna e fascista, è lo svolgimento pieno della personalità dell’educando. Quanto alle colonie estive, il Funajoli vuol rifarne la storia. «Nell’origine», egli ci dice, «esse sono gloria italiana, prodotto di quell’Umanesimo che l’Italia insegnò al mondo intero di tutta grazia senza che il mondo veramente, nè prima nè poi, se lo sia meritato. Vittorino da Feltre, fin dalla prima metà del ’400, seguendo gli insegnamenti del suo maestro Pier Paolo Vergerio il Vecchio, conterraneo nostro, portò durante i calori estivi i suoi alunni in campagna, curandone l’educazione attraverso i diporti e mediante la cultura letteraria, ma soprattutto coi giochi e con gli esercizi militari, per la prima volta da lui non più considerati un mero passatempo, ma serissimi strumenti di un’integrale formazione spirituale». Va però rilevato che l’esempio rimase sterile per secoli, e che le colonie moderne, come gli asili e gl’istituti affini, nacquero dall’umanitari-smo sociale del secolo scorso, proprio del periodo del nascente industrialismo, umanitarismo questo che fu anche pedagogico. Nel 1876 il pastore svizzero Byon istituiva la prima «colonia di fanciulli» col sussidio di ricchi benefattori; già nel 1880 troviamo colonie in Spagna ed in Prussia, nel 1882 in Francia, nel 1886 nel Belgio. In Italia — parliamo qui di una Italia geografica, non di un complesso statale — la prima colonia sorge a Trieste per opera della «Società degli Amici dell’infanzia». La notizia di tale priorità non meraviglia, ricorda soltanto quel passo in cui il Lombardo - Radice, nell’ante guerra, nelle sue «Lezioni di didattica» affermava che, parlando di scuole italiane ben funzionanti, purtroppo non aveva presenti che quelle delle nostre regioni, allora ancora irredente. La priorità nostra nel campo della scuola logicamente doveva portare ad una priorità nella creazione delle istituzioni accessorie e sussidiarie della scuola stessa. La prima colonia feriale italiana sorge dunque a Trieste nel 1889, - stabilita ad Erpelle ed affidata a maestri del comune triestino. Durava dal luglio al settembre ed ospitava nei due turni, maschile e femminile, una media di 120 alunni per turno, e ciò fino alla guerra mondiale. Dopo quelle di Trieste, e precisa-mente nel 1892, sorgono le coloni Torino, chiamate allora «colonie alpine e marine cooperative per figli di impiegati e professionisti»; esempio questo seguito ancor nello stesso anno da Bologna, e poi da Bergamo, Verona, Udine e, via via, da molte altre città. Le attuali colonie, le fasciste, si differenziano da quelle d’al-lora nonché da quelle di altri paesi per non esser mantenute da entf privati, per la diffusione, per il numero enorme dei beneficiati, per la tendenza ad accogliere un sempre maggior numero di balilla finché, spera-