278 BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO così di moda lasciare le poesie a metà, fornendone solo il materiale greggio o l’abbozzo, — e i premi di certi concorsi letterari sono indici eloquenti del gusto odierno, — che non osiamo qui insistere sopra le nostre predilezioni. Ferdinando Pasini NINO DE TOTTO — Canti del-l’Oasi — Firenze, «La Nuova Italia» editr. 1938-XVII; pp. 106 (L. 7). Dopo le Voci nel tempo (vedi «Porta Orientale», Vili 269-70), Nino de Totto ci dà ora i Canti dell’Oasi. Geno Pampaioni nell’«Ansedonia» di Grosseto (A. I, Num. 2) parlando di questi Canti osserva ch’essi «ci riportano ad una esperienza poetica del primo decennio del secolo». Io direi che ci riportano molto più su. C’è, nel presente volume del de Totto, — e fa centro — una lirica, Il Cammelliere, che ci ricorda Giovanni Prati, tanta è la spontanea musicalità che vi domina e il trasporto lirico dell’ispirazione. Si pensa ad una ballata pratiana, ma con maggiore unità di concezione, senza dispersione in compiacenze di momenti secondari che ritardano o sviano il pensiero, complicano o intepidiscono il sentimento. Sarebbe questo un regresso? — No, perchè non si tratta ai ritorno del de Totto al Prati, ma di un rivivere delle migliori qualità pratiane nel de Totto. E’ la migliore tradizione poetica nazionale che si la valere. Antonio Cella, appaiando il de Totto con Maria Punter (Due poeti istriani in «Corriere Istriano», Pola, 7 marzo 1939) rilevava che ambedue «dimostrano emotività, ispirazione e soprattuto fedeltà alle forme migliori della poesia». Non è ch’essi ripugnino alle esperienze tecniche delle generazioni modernissime, nè alle loro preferenze affettive, ideologiche, estetiche (ne dànno indizi e prove tutt’altro che rare) : gli è ch’essi tengono a mantenere i contatti col pubblico ed amano quelle forme sociali che facilitano, anziché rendere più diffìcile, il comunicare delle anime. Furialo De Michelis ci annunciava recentemente La fine della poesia ermetica («Il Brènnero», Trento, 9, III, ’39). Molto entusiasmo per l’ermetismo poetico (lasciamo star poi, per l’ermetismo critico) non mostrano nemmeno Gli amici pedanti del «Meridiano di Roma» (26, III, ’39). Perfino Aldo Capasso tira sassi in piccionaia con un articolo su «Arca-nismo» e nuova poesia (nel «Resto del Carlino», Bologna, 9, III, ’39. E vedere gli altri lucidissimi suoi articoli su Poesia «arcanistica» e modernità, Arcanìsmo, ungarettismo, analogismo nel «Regime Fascista», Cremona, 4, 5, 6, 23, 25, IV, ’39). Sembra che la maggioranza del pubblico italiano domandi ormai qualcosa di diverso da quella fioritura poetica post-dannunziana si finemente e simpaticamente analizzata da Ramiro Ortiz nel «Giornale di politica e letteratura» (Roma, 1938): Aspetti e tendenze della lirica italiana contemporanea. La maggioranza troverà dunque nel libro del de Totto il fatto suo: una poesia comunicabile, che non é rimasticazione meccanica, con interesse puramente esteriore, di motivi scolastici, ma emanazione sincera e schietta di vita vissuta, anche se é costretta a ripassare per esperienze già provate da altri. (Ma appunto per questo lega la nostra attenzione e attrae il nostro cuore: siamo nel mondo di tutti, o, come dicono i filosofi, dell’universale).