1/INTERVENTO ITALIANO IN ALBANIA PRIMA E DURANTE IL CONFLITTO MONDIALE Che l’Italia abbia propri interessi, remoti e recenti, da difendere in Albania, nessuno può contestarlo, ma le contestazioni alla indipendenza albanese non sono mancate e provocarono intrighi, interventi, conflitti armati, specialmente nel periodo che seguì allo scoppio della guerra balcanica, dall’8 ottobre 1912 in poi. Non è qui il luogo di tenere discorso sull’importanza che Roma attribuiva al territorio albanese nel quadro politico e strategico dell’impero d’Occidente. Si può dire che in definitiva l’Albania fu un campo di lotta d’influenze tra l’Occidente e l’Oriente, e che la sua storia si riassume in queste lotte. IL PROGETTO DI UNO SBARCO ITALIANO NEL 1911 Dopo l’annessione della Bosnia e dell’Erzegovina da parte dell’Austria, avvenuta nel 1908, l’Italia doveva provvedere a garantirsi vieppiù nell’Adriatico; e ritornava quindi sul tappeto la questione albanese, in vista che la sovranità turca sull’Albania diveniva sempre più problematica. Il Governo italiano nel febbraio del 1911 aveva progettato uno sbarco in Albania *), e veniva designato il Generale Cadorna, allora Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, a comandante del Corpo d’Ar-mata speciale che avrebbe effettuata tale operazione. Cadorna di fronte al fatto che gli sarebbero state affidate per tale operazione soltanto due divisioni di fanteria dotate di 60 cannoni, dei quali 24 da campagna (75 A) e 36 da montagna (70 A) *) L’eventualità di uno sbarco in Albania da parte di un corpo di truppe volontarie era stata prevista alcuni anni prima dello scoppio della guerra Balcanica. Un tentativo isolato era stato intrapreso da volontari triestini, come vedremo in uno studio successivo.