378 ANGELO SCOCCHI è che il riflesso dell’esaltazione scolpita nel marmo sulla facciata della basilica; e la sua devozione verso il pontefice umanista, manifestata raccogliendo a Trieste le sue opere, i suoi autografi, e ogni cosa che a lui si riferisca, a incremento di nuovi studi, tende a porre in valore anzi tutto la città, di cui egli fu il più insigne vescovo. Agli occhi dell’austrofilo Kandler il merito maggiore del Pic-colomini consiste, almeno per Trieste, in quel suo intervento che avrebbe impedito la caduta della città sotto il dominio di Venezia nel 1463, ond’egli lo proclama suo Benefattore e Protettore; ma Fabio Cusin nella magistrale opera 11 confine orientale d’Italia schernisce il giudizio del Kandler come una notevole ingenuità, tratto in inganno dalla diplomazia veneziana, che costretta a porre fine senza successo alla guerra di quell’anno, volle far apparire di non essersi piegata alla pace con Trieste per le insistenze dell’imperatore germanico e del re di Boemia quale portavoce del re di Francia, ma di avere concesso perdono ai triestini soltanto per riverenza e riguardo al santo padre. Dal Voigt e da tutta la storiografia protestante tedesca il Pic-colomini è dipinto coi più foschi colori, perchè, dopo aver sostenuto a Basilea, con la parola e con la penna, che i concili ecumenici rappresentano la chiesa militante, con la missione di combattere le eresie e di comporre le guerre, e che ad essi spetta il diritto non soltanto di farsi obbedire anche dai papi, ma persino di deporli quando li giudichino in colpa; e dopo essere stato lui stesso il segretario dell’ultimo antipapa, Felice V; cambiò radicalmente opinione, trasformandosi in propugnatore acceso della supremazia pontificia e mutando quindi rotta alla storia, quale si era andata preparando coi due concili del Quattrocento a Costanza e a Basilea. Additato quale tipico esempio della nuova classe dei dotti e dei giuristi laici formatasi in quell’epoca, gli si rinfacciano personale astuzia e pieghevolezza, parola insinuante, abilità diplomatica, facilità ad ogni forma di accomodamento, una falsa idea della moralità e della gloria, e brama di eternarsi ad ogni costo nei secoli. Per opposte ragioni la storiografia cattolica e quella italiana moderna approvano il secondo atteggiamento del vivace e geniale toscano; tra gli altri G. B. Jemolo, il quale osserva che se la maggioranza dei vescovi della cristianità, i quali rappresentavano nei concili gl’interessi dei loro principi, avesse aderito al concilio di Basilea, la chiesa cattolica si sarebbe divisa in chiese nazionali interamente soggette agli stati e destinate lentamente a differenziarsi nella disciplina, nella liturgia e forse anche nel dogma. Enea Silvio