BENEDETTO CAIROLI PER I DIRITTI DEGLI IRREDENTI 111 le speranze italiane, malgrado le continue pressioni della diplomazia. Ogni qualvolta il potere esecutivo eccedeva i limiti della vigilanza, il Parlamento sorgeva in difesa di questi perseguitati, che allora non portavano il titolo legale di italiani. Dopo varie e dolorose vicissitudini che ora sarebbe vano ricordare. appena nel 1883 la legge proposta dal Cairoli potè ottenere la sua sanzione. In quell’occasione «L’Eco dell’Alpe Giulia», organo del Circolo Garibaldi di Trieste, commentando la sanzionata legge, nel suo numero 21 scriveva quanto segue: A noi che sotto il dominio straniero, altro non cogliamo che spine nell’aspra via che l’amor di potria ci segna; a noi, cui non vigila benigna la libertà come ai fratelli nostri, ma oppressione di autorità servili; cui vana parola e diritto, frangibile ogni legge tutelare; a noi è sommo conforto nella lotta rude e ostinata, ogni parola che suoni premio, o incoraggiamento o fraternità. E tale estimiamo il voto della Camera dei deputati, che ci conferma i nostri diritti. Dalle valli e dai gioghi trentini, alle spiaggie procellose del Quarnaro, quanta terra racchiude una gente italiana di favella, di costumi e di aspirazioni, ivi è la pugna continua per l’affermazione dei sentimenti brutalmente conculcati, per la difesa dei comuni che il Governo austriaco vorrebbe popolati dei suoi satelliti. Non e gara di partiti, è lotta di nazionalità. Le elezioni comunali nei nostri paesi hanno ben altro significato che un sistema amministrativo! E’ l’affermazione poderosa della nostra nazionalità, che noi gettiamo in volto ai luogotenenti imperiali, è il grido vittorioso si, ma di dolore, che noi affidiamo ad aure italiane, perchè voli alla madre che non può restare insensibile. Guai a noi, se quel grido non fosse raccolto! E’ pel lento progredire del nostro ideale che noi ci raccogliamo fidenti alle urne, intorno a cui s’aggirano il poliziotto e la spia, gettandovi il comprato voto. Fidenti nella nostra causa, compiamo serenamente il nostro dovere con la speranza nel cuore, con la mente a Roma, sintesi d’Italia. E poiché la vittoria strenuamente combattuta ci arride, la persecuzione c’insegue. Onde l’abbandono volontario o forzato, dei nostri focolari. L’insofferenza del giogo, il mal represso impeto del cuore, le vessazioni e la persecuzione,