324 GIUSEPPE STEFANI nomenclatura austriaca era chiamato) e l’istituto Magistrale, tutti e tre largamente frequentati. La lingua dell’istruzione era l’italiana e, ciò che più conta, italiano era lo spirito dell’insegnamento affidato ad una schiera di valenti professori, dei quali ancor oggi i non più giovani discepoli ricordano con grato e reverente animo l’alto sentire e l’intemerata passione nazionale. Nei tre Istituti, ma specie nel Liceo, dove, in anni lontani, fra gli altri patriotti avevano esercitato il magistero due corifei dell’irredentismo tridentino, il barone Giovanni a Prato e don Giovanni Bertanza, sospesi dall’insegnamento appunto per il loro vivacissimo contegno anti-austriaco, fiorivano rigogliose le tradizioni di un patriottismo fiero della propria intransigenza. In questo ambiente saturo d’idealismo italiano la notizia delle violenze d’Innsbruck doveva necessariamente accendere istantaneamente le polveri dell’entusiasmo giovanile. Se due anni prima quegli stessi ragazzi s’erano presentati a scuola tutti con la cravatta nera in segno di tacita protesta contro i fatti triestini del febbraio, questa volta essi decisero di manifestare in modo più clamoroso il proprio risentimento contro la nuova violenza straniera. In contrasto con le severissime norme che vietavano agli studenti delle scuole medie italiane qualsiasi manifestazione di carattere politico, un comizio fu tenuto «Alle Porte», località nel suburbio di Rovereto. Gli scolari vi parteciparono in massa, ed è naturale che alla foga della loro età fossero improntati i discorsi ed i canti, gli evviva e gli abbasso. A suggello dell’adunata furono inviati alcuni telegrammi d’omaggio, tra i quali uno a Gabriele d’Annunzio, così concepito: «Gli studenti delle scuole medie di Rovereto, mentre è oltrag-«giato il nome latino, depongono ai piedi del Poeta una rama di «cipresso, poiché l’alloro nella tristezza mal si conviene». A questo telegramma (del quale Dio mi perdoni, in considerazione della giovanile età, la posa melodrammatica) gli studenti di Rovereto non attendevano certamente risposta. Giunse essa, invece, immediata, da Marina di Pisa, sfuggendo miracolosamente alla censura austriaca, e fu uno dei più nobili messaggi irredentistici scritti dal poeta prima della guerra: La mia tristezza è forse più amara della vostra in questa Patria che, assordata dalla bassa gazzarra delle fazioni, sembra non udire il grido del suo sangue filiale. Ma io so che tra voi si prcparan gli eroi per la riscossa. Al vostro saluto risponde il mio più fervido atto di fede. Ricordatevi. Gabriele d’Annunzio