L’ARTE AI LITTORIALI DI TRIESTE 365 te vedremo il ritratto del suo concittadino Galli: una «Vecchia donna» che fa tesoro dei suggerimenti della buona scuola: plastica all’antica, ma senza umiliazioni scolastiche e rinunce alla propria libertà di sentire. Sala tredicesima: tutta milanese. Vi noteremo particolarmente una salda maschera d’obeso di Moscatello e il «San Giovannino» di Paganini di ieratica stilizzazione, con un’asciutezza di carni che fa indovinare tutta la sottostante costruzione ossea: ma l’accortezza formale non è fine a sè: la piccola statua vuole e sa esprimere la ingenuità mistica del tema. Milano riempie ancora tutta la sala seguente e vi domina nella scultura Enrico Manfrini il cui «Legionario morente» si fa ammirare come uno dei migliori nudi della mostra: è l’opera d’uno che sa il buon mestiere anche se la posa ripeta schemi noti. Faremo con lui i nomi di altri due giovani artisti: Caspani e Moscatelli. La quindicesima sala non ha che sculture: un complesso di buone opere. Vi ritroviamo il triestino Psacharopulo di cui vedemmo già l’importante statua della prima sala. In questi tre ritratti 10 scopriamo in più aderente contatto con l’anima dei modelli, fra i quali segnaleremo le due delicate interpretazioni di «Alice» e di «Uccia». Un magnifico «Vogatore» si piega con largo vigoroso gesto sul remo nel mezzo della sala: è opera egregia di Alfonso Bortolotti, di Bologna. C’è un buon torso muliebre di Sacchini, di Milano, e un nudino ben fatto del genovese Alfieri. Del quale ammiriamo ancor più un triplice pannello religioso, in terracotta che ha tutto il sapore d’una scultura lignea: sono il «Cireneo», la «Veronica», la «Prima caduta». Qui il valoroso artefice s’ispira alla «Via Crucis» d’un Quattrocento popolaresco non alieno da gusto nordico: ma egli resta sempre grave, elevato, austero. Ogni chiesa potrebbe sentirsi onorata accogliendo quest’arte degna. Notevole la «Composizione», bassorilievo d’Antonio Quarta nella sala sedicesima: eleganti le figurette se forse non molto solide delle «Arciere» di Sarzanini. Fiorentini l’uno e l’altro artista. D’una tecnica che ritorna all’800 quella del milanese Locatelli: ma la sua «Maternità» è scultura d’alta coscienza, d’una serietà estetica che eguaglia la serietà morale. E statua sentita in tutta la pienezza espressiva, e non soltanto secondo i canoni della scuola, è 11 nudo virile, del palermitano Messina. Non altrettanto sentirei di dire degli altri due nudi — del resto molto seri e costruiti e ottimamente modellati — dei pisani Banella e Baraldi. Ed ora noteremo delle ultime tre sale (diciasettesima-dician-novesima) quelle che mi sembrano le opere migliori: «Fertilità ro-