358 GIORGIO PITACCO Ed accettò poi con sincera riconoscenza la carica di vice presidente della sezione adriatica, dimostrando il suo sereno senso di equilibrio politico, e dando ripetute prove della sua forte italianità. Si associò pure all’ordine del giorno di protesta contro i vergognosi abbandoni territoriali, ribadendo con il telegramma del 24 agosto di Albano questa sua ferma intima convinzione. Carlo Banelli fu con noi in quei difficili giorni volonteroso ed energico nel difendere il postulato secolare del nostro popolo contro .ogni pericolosa rinuncia, con la quale il pentimento egoistico dell’Intesa e la incomprensione di Wilson cercavano di compromettere, mutilandola, la fulgida vittoria delle nostre Armi. Egli firmò altresì il telegramma che per iniziativa della fede-razione i deputati parlamentari e provinciali della Venezia Giulia e della Dalmazia fuoxiusciti nel Regno in numero di 30 a protesta contro il programma federalista dell’imperatore Carlo inviarono in quei fatidici giorni al nostro Re, dal quale ricevettero la seguente mirabile risposta: «Ho accolto col più vivo e profondo compiacimento la fer-«vida manifestazione di patriottismo e lealtà contenuta nel tele-«gramma. Bene conosco quale alto spirito abbia sempre ani-«mato gli italiani ancora irredenti, onde essi hanno saputo «fieramente difendere la loro italianità malgrado ogni lusinga, «malgrado ogni minaccia, a costo di sacrifìci che non si sono «arrestati dinanzi al martirio. «L’augurio che il telegramma esprime è l’augurio mio e «di tutti gli italiani. Perchè esso si avveri, popolo ed esercito «hanno compiuto e compiono gli sforzi più eroici. «22 ottobre 1918. VITTORIO EMANUELE» Di questi sforzi compiuti, Camerati, Carlo Banelli aveva dato prove non dubbie, con l’esempio di tutta la vita, «tutta la vita in un sacrifìcio solo per l’idea di Roma immortale»:, come stava scritto nell’indirizzo che nel gennaio 1915, firmato da Attilio Hortis, da Matteo Bartoli e Felice Bennati e da me, deputato in carica di Trieste, fu presentata in nome dei triestini e istriani alla Maestà del Re, invocando l’adempimento del loro voto. In questa fede Carlo Banelli era vissuto tutta la vita; aveva educato all’amore d'Italia i suoi figli, il maggiore dei quali il Senatore Giovanni fu volontario e decorato di guerra, aveva aderito con l’entusiasmo giovanile di un tempo al movimento fascista, che