ORESTE CUPPO Quanto stimo cosa per me gioconda, e pregievole eccitarvi all’amore, e gratitudine verso il nostro Sovrano, che con tanto disagio, e pericolo della sua Sacra persona guida i valorosi suoi eserciti contro i nemici della tranquillità e della pace. La di Lui Clementissima Sposa Maria Luigia Imperatrice Regina e Reggente ordina codesto atto di solenne ringraziamento per la felicità dell’lmpera-tore, ed’essa pure costringe me a manegiar (sic) la meschina mia lingua, ove per me non è lecito maneggiar la spada. Ah! chi mi dà ora pari al mio zelo il fianco e la voce di farmi sentire dall’imo al sommo di queste illiriche sponde! Che l’increduli mendaci regioni della Russia, le tiranniche reggenze della Tartaria, il sacrilego costume delle Chiese eterodosse indicando, là, dove, o prodi Franchi, o magnanimi Itali, o Illirici nerboruti là volgete (?) le vostre armi a vendicare gli oltraggi di Dio vilipeso, della fede sprezzata, della religione abolita, e sopra questa gente mendace santificate la vostra guerra — e qui chi può rammentare le nobili imprese del nostro Augustissimo Imperatore e Re — adoperate per conseguire questo sublimissimo fine. Quante armate a tale oggetto v’impegnò, quanti tesori vi profuse, a quanti pericoli Egli si espose, quante non soffrì ambascie, ed affanni! a Lui adunque, dopo Dio, è dovuta la gratitudine, e l’onore delle vittorie. Parlo a voi, o Sig.ri, che avete il governo, e la cura del pubblico, è giusto che diate il buon esempio coll’attaccamento al vostro Sovrano; parlo a Negozianti, ed’artisti, i quali essendo più vicini a profittare del trafico, debbono essere i primi ad amarlo; parlo delle femmine, che possono farsi merito col sacrificar volentieri per amor della patria i propri figli in serviggio del Sovrano, siccome chi parla ha dedicato i propri nepoti teneri, e unici pegni di amore alla volontà del medesimo. — Parlo in fine a tutti, e tutti vi prego di risovvenirvi di essere Muggiani sempre fedelissimi al vostro Sovrano, onde dare alla patria, di cui siete figli, un’efficace riprova del vostro valore. E così faccia il Signore, che a’ voti miei corrisponda la vostra pietà, e alla provida vigilanza di chi ha promossa questa sacra funzione; sicché non veggasi di quinci innanzi l’abuso, anzi lo scandalo di allienarsi dalla Chiesa nè meno quando dicesi l’orazione per l’imperatore. Vi avverto pertanto, che per diritto divino, per diritto naturale, per diritto delle genti dovete amare il nostro Sovrano, rispettare i suoi decreti, ubbidire le sue leggi. Ben ci mostra una tale verità l’Appostolo S. Paolo, il quale persuadeva efficacemente i suoi uditori, che quelli che resistevano alle leggi del suo Sovrano, offendevano gravemente la Maestà Divina, perchè il poter