GIUSEPPE STEFANI Qualche ora dopo, Gabriele d’Annunzio lasciava Gorizia, diretto a Settignano, portando nel cuore il ricordo di questi giorni di amore, di speranza e di malinconia. Così in una lettera ad Antonio Cippico, datata da Gorizia il 19 maggio 1902, nella quale c’è anche un interessante accenno ad un viaggio in Dalmazia. Forse tornerò — scriveva il Poeta — sui primi di giugno, per passare una settimana nel Castello di Duino. Ma non potrò per ora — come vorrei — scendere per le spiagge della Dalmazia. Attenderò. Troppo grande rammarico sarebbe l’andare nella vostra terra senza di voi. Forse la fortuna e il volere ci aiuteranno ; e avremo forse occasione d’incontrar ci. In Dalmazia, invece, non andò mai, malgrado le insistenti e ripetute sollecitazioni di quei patriotti: in fatto di viaggi, d’Annunzio molto spesso si rammaricava d’essere un ... pellegrino delle occasioni perdute. Ma del soggiorno triestino e del breve viaggio istriano — delle due giornate sante, come le definì il poeta donando in «Trieste d’Italia» ad Alberto Boccardi una copia della Francesca — ritrasse un’impressione profonda, destinata ad avere ripercussioni determinanti nel suo futuro atteggiamento politico. Tutto preso ancora dall’ebrezza di quelle giornate, egli intendeva dedicare una canzone «all’antica e nova gloria dell’Istria italiana» e un intero libro delle Laudi alla celebrazione delle città istriane. La lettera inedita, che contiene queste interessanti notizie, è diretta a Riccardo Pitteri e si conserva autografa al Museo triestino di storia patria: Mio caro Signore ed Amico, ho indugiato a risponderLe perchè ho sperato, fino a oggi, di poter venire a Roma e di poter recare la Canzone che io dedico all’antica e nova gloria dell’Istria italiana. Ma, disceso dal Casentino a Settignano, affaticato dall’eccesso del lavoro, ho cercato di rimettermi al tavolino per terminare le strofe già incominciate ; e ho dovuto tralasciarle, per ordine del mio medico, aggravandosi il mio malessere. Non so dirLe il mio dolore. A inacerbirlo ieri Teodoro Mayer mi mandava un’imagine del dono commemorativo a lui offerto da alcuni amici, in ricordo del mio viaggio istriano. E con una commozione profonda ho riveduto, in rilievo, la figura della dolce nostra terra che ha la forma d’un cuore immortale. Appena sarò guarito, terminerò la Canzone. E penso di pubblicarla a beneficio della Lega Nazionale.