BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO 393 stro spirito che oggi ha definitivamente trionfato sul Carnaro: di quella continuità di tradizione che va dall’arco romano fra le case di cittavecchia, al leone marciano che vigila sul sotterraneo di Tersatto, al campanile che si lancia aguzzo verso il cielo e brilla nel suo candore come il sacrificio dei Caduti per Fiume. Sopra il basamento del campanile sta scritto: MUNIFICENTE DU-CIS. Pur ieri i Fiumani, che nel maggio del ’19 udirono il vaticinio dell’impero dalla bocca di Lui, han detto che cosa sentono a Benito Mussolini venuto fulmineo dal loro bel cielo marino. Giorgio Imperatori AURELIO PETERLIN - Crociati di Spagna - Ediz. «Pensiero ed Arte», Palermo, 1939-XVII. Per poter asserire che la rivoluzione spagnola del 14 aprile 1931, dalla quale Alfonso XIII fu detronizzato, ha la sua radice nella massoneria, non sembra necessario ricorrere ad alcuna ricerca storica, basta confrontare la costituzione del 9 dicembre 1931 con la «Declaración de principios adoptados por la Gran Logia», e riscontrarne quindi la perfetta corrispondenza. Così fa il Peterlin, il quale afferma ancora, nel volumetto che ora presenta al giudizio del pubblico, che tale detronizzazione è opera di una minoranza che agì contro il sentimento di un popolo, ma grazie all’apatia di questo. Però, dopo la detronizzazione di Alfonso XIII, l’opera di propaganda sovietica si fece sentire sempre più viva nella penisola iberica, finché, il 6 febbraio 1936, i rivoluzionari rossi scesero in piazza per proclamare la loro vittoria nelle elezioni d’allora, per quanto l’esito di esse non fosse ancora deciso. Il generale Franco richiese allora la proclamazione dello stato d’assedio, ma non fu ascoltato, la rivoluzione rossa progredì, ed egli fu inviato a comandare le isole Canarie. Di fatti era prigioniero del «Frente popolar» ed i comunisti tentarono più volte di liberarsi di lui con attentati che però riuscirono vani. I sospetti dei comunisti non erano infondati. Franco stava di fatti preparando la riscossa nazionale che avrebbe dovuto aver inizio nella primavera del 1937. Ma Calvo Sotelo, fondatore del partito alfonsino e denunciatore delle barbarie dei rossi viene trucidato ed in condizioni tali da commuovere vivamente l’opinione pubblica, il governo, che è responsabile della sua uccisione in quanto operata dagli agenti della forza pubblica, mentre è impotente a frenare l’omaggio funebre di quindici mila persone che sfilano dinanzi alla salma martoriata da più di ottanta ferite, commette l’errore politico di intromettersi ponendo delle limitazioni riguardanti i funerali, e di incrudire con nuove disposizioni contro i partiti dell’ordine: la rivolta scoppia il 18 luglio 1936. Franco è a Tetuan, partito in aereo da Las Palmas, dove aveva assistito il 17 ai funerali dell’amico generale Balmes. Tre ore dopo le esequie di Balmes i presidi d’Africa si sono ribellati. Ha inizio la riscossa. «Dove vogliono arrivare questi pazzi?» si chiedeva Indalecio Prieto, «Non vedono che abbiamo tutto quel- lo che occorre per vincerli?» «E’ vero», commenta il Peterlin, «avevano tutto, ma mancano ai rossi lo spirito e la fede». La prima parte di quella vicenda spagnola che ora, all’uscita di questo volumetto, non è ancora conclusa, ha avuto nel Peterlin un narratore succinto, chiaro, semplice, talvolta forse