LO STREGONE DELLA NARENTA 217 ciate stavano sulla tavola, tra le stesse il vasetto, e dal libro aperto leggeva e pronunciava certe strane parole che le facevano rizzar i capelli. Compiuta la funzione, le disse che con quel liquido essa doveva avvelenare il sopraintendente. Essendosi dimostrata ripugnante, la incoraggiò col dirle che egli l’avrebbe accompagnata. Insistendo a non voler essere autrice nè complice di un’azione cotanto ribalda, egli procurava di persuaderla dicendo che, se non lo voleva in sua compagnia, le avrebbe dato per compagna ìa vedova Giovanna Stanicich, sua sorella. Furono vane le esortazioni del Samich : essa non volle cedere a nessun patto. Dopo tutto ciò, vedendo di non poter giungere al suo scopo, tolse dalla tavola e ripose quegli oggetti donde li aveva tratti, e partì, imponendole di non raccontar nulla a chicchessia, pena la vitali cappellano udì con terrore questa narrazione, ed ordinò a Natalina di raccontare tutto al vice sopraintendente, perchè, a questa condizione soltanto, l’avrebbe assolta. Il giorno seguente essa recossi in casa di Zuanne e gli raccontò tutto, supplicandolo volesse tener celato il suo nome. Il sopraintendente, quando si accorse che la stessa sua vita era minacciata, licenziata la femmina, le fece mille promesse e mandò pel cappellano che non tardò a presentarsi, contento in cuor suo che il timore incussogli dalle rivelazioni di Natalina Nicolich, avesse avuto il suo effetto. Nella stanza dove il vice sopraintendente soleva mangiare e ricevere, egli si chiuse in consiglio col cappellano e con la sua Gordiana. Raccontò minutamente la rivelazione avuta e chiese il parere del cappellano e della moglie. Questa consigliava dovesse essere il Samich preso senza ritardo e, come stregone, bruciato vivo. Il cappellano diceva che dovesse essere preso, legato, e 14: — Giuseppe Modricii. — La Dalmazia.