con il trattato di Presburgo accludeva di nuovo queste regioni nel Regno italico. Chi voglia però formarsi un chiaro concetto dell’estensione dei confini politici d’Italia ad oriente, non deve limitarsi al tempo di Augusto, il quale, se pacificò le Alpi e l’Illirico, non congiunse sotto il nome d’Italia tutte quelle regioni che più tardi naturalmente vi appartenevano. Durante il periodo più fiorente dell’impero, l’illirico fu considerato come l’antimurale d’Italia. Allorquando le sorti di Roma vennero affidate a Diocleziano, gloria della Dalmazia, nella Diocesi d’Italia oltre alle Alpi Cozie ed alle Marittime, alla Sicilia, alla Corsica, alla Sardegna vennero comprese la Rezia, tutto quanto il Tirolo e l’Illirico, L’Illirico e la Dalmazia continuarono a costituire parte dell’Italia ancor al tempo del barbaro Odoacre. Terra d’Italia era detta la Dalmazia da Costantino Porfirogenito e Napoleone, ponendo riparo all’errore di Campoformio, strappava all’Austria l’Istria, la Carniola, la Dalmazia e tutte le coste che dal Quarnaro giungono sino alle bocche di Cattaro. Napoleone dichiarava che queste regioni erano il necessario antimurale per proteggere il nuovo Regno d’Italia. L’assetto che Augusto dette all’impero prova del resto come sino dal suo tempo la Dalmazia non fosse considerata come terra del tutto provinciale. Tutte le città costiere della Libumia e della Dalmazia erano colonie e municipi. Colonie e municipi non già di diritto latino, ma di veri e propri cittadini romani. I Romani non erano troppo facili nel concedere la loro cittadinanza. Era condizione giuridica privilegiata, che si accordava raramente a singole persone per servigi eminenti. Collettivamente, nei primi secoli dell’impero, l’ottennero solo quelle città che vantavano origini italiche. Alle altre veniva accordata, a seconda dei casi, la condizione di federati, di immuni ovvero di città di diritto latino. La grande massa dei barbari era sempre tra i peregrini dediticii. Orbene, esaminando lo stato della Dalmazia nell’età augustea, quale appare dagli scrittori e dai testi epigrafici, vediamo che la cittadinanza romana era concessa non solo alle principali colonie della costa, come Senia, Zara e Salona, e che altre città come Scardona 41