delle galere a Federico Nani, e sceso nella sua cabina, trasse di sua mano il ferro dall’occhio, e quando ebbe certa notizia che le armi cristiane trionfavano, alzò le mani al cielo in segno di ringraziamento, e si addormì nei sogni della gloria, con la fama del primo combattente che fosse nella battaglia. Gareggiarono di valore coi Veneziani i fidi Dalmati, che combatterono sulle galere allestite dalle città di Dalmazia, portando i nomi dei santi patroni : San Girolamo galera di Lesina col sopracomito (comandante) Giovanni Balzi, San Giovanni di Arbe col sopracomito Giovanni de Dominis, la Donna di Traù con Alvise Cippico, San Gregorio di Sebenico con Cristoforo Lucich, San Nicolò di Cherso con Collane Drasio, San Trifone di Cattaro, comandato da Girolamo Bisanti, che morì eroicamente nel conflitto. E furono dalmati di Perasto i quindici eletti a custodire la bandiera di San Marco sulla nave capitana. Di quindici, otto morirono combattendo, stretti all’insegna della Repubblica, sotto gli occhi di Sebastiano Veniero. * * * Dopo la vittoria, parve che Don Giovanni d’Austria dimenticasse ogni passato disgusto col Veniero. Il giovane principe, quando vide il vecchio Sebastiano, gli mosse incontro e l’abbracciò. Ma la riconciliazione fu di corta durata. Si deliberò intanto di rimettere il seguito dell’impresa al nuovo anno, e Don Giovanni e il Colonna diressero le prore verso Messina, lasciando solo con le sue navi nel porto di Corfù Sebastiano Veniero. Non sembra che il grande ammiraglio abbia saputo neppur lui cogliere i frutti della vittoria. Si accusò allora il Veniero di non aver saputo impadronirsi senza indugio delle isole dell’Arcipelago fino alla penisola di Gallipoli. Venezia avrebbe potuto facilmente segnare le sue frontiere al Tenedo, presso allo Stretto, e a Metelino. Forzando i Dardanelli anche con poche forze, si sarebbe impedito alle navi turche, ancora disperse per l’Arcipelago, di cercare rifugio a Costantinopoli. A Costantinopoli doveva spingersi il Veniero immediatamente, non per ¡sbarcarvi le sue genti e tentare una troppo arrischiata impresa, ma per assediar la città, che in pochi giorni sarebbe stata ridotta allo stremo per mancanza di viveri. I difensori del 53