— so — Contro di esso le sfere auliche-militari-clericali avevano invece il clero e le autorità militari, soggette direttamente ulla corte; più tardi, per mezzo dei governatori ( luogotenenti ) militari della Dalmazia, quasi tutti generali croati (dalla Croazia), anche le autorità provinciali, all’insaputa od anche contro la volontà del ministero fluivano con subire gli ordini incostituzionali della camarilla. Anche i vescovi dalmati ila principio resistettero all’azione slavizzatrice; erano dei booni ita liani, preoccupati anche della latinità della chiesa, mentre — è noto — i croati domandano oggi ancora il ritorno alla liturgìa veteroslava nella chiesa; inoltre, giustamente, non volevano coinvolta la religione nelle lotte nazionali e politiche; ma ai vescovi italiani successero vescovi croati; qualcuno, come mons. Calogeri» di Spalato, cedettero alle pressioni dall’alto. Altri vescovi slavi dalle province vicine influivano sul basso clero dalmata direttamente, senza curarsi dei confini diocesani, e mandavano denari per la propaganda slava in Dalmazia, primo fra questi il ricchissimo vescovo di Djakovar (Croazia) Giorgio Strossmayer, poi il vescovo di Trieste Dobrila, primo agitatore tra i croati e gli sloveni dell' Istria e del contado di Trieste, e il vescovo di Veglia Vitesich «I altri ancora. Di fatti i primi capi dell’agitazione croata in Dalmazia furono i preti Danilov, I.jubich e Pavlinovich, seguiti da una pleiade di altri e di frati francescani, ai numerosi conventi dei quali è affidata la cura d’anime nella Dalmazia interna. Come si è svolta questa lotta nazionale, di