— 270 — continuo stato di guerra con le bandiere confinanti di Nikaj e Merturi, per cui il semplice fatto di appartenere a quelle tribù era motivo per uccidersi e darsi barbaramente la caccia. Do-vevan star sempre in guardia gli uni dagli altri, giorno e notte poiché si cercavano a morte durante il sonno notturno. Poco tempo prima della missione era avvenuto che tre individui di Shala erano entrati di notte furtivamente in una casa di Nìkaj e con tre schioppettate avevano uccise, tra grandi e piccoli, sei persone. Due anni prima, una sera che il tempo imperversava in modo che nessuno avrebbe pensato che ci potesse esser gente fuor di casa, o viandanti per istrada, uno di Abati che faceva servizio al frate di Shala e soleva ritirarsi in famiglia per la notte, s’era fermato a discorrere col parroco. Non era del tutto tranquillo, ma pure confidava che ai suoi non poteva nascer nessun guaio quella notte di tempesta. Invece si erano appena coricati che sentono dei colpi di fucile e un gridare e chiamar aiuto che faceva pietà. Che cosa era avvenuto? Tre giovani di Nìkaj che quella notte andavano in caccia di qualcuno di Shala, accortisi che il servo del frate non era in casa, vi erano entrati e, trovati due ragazzini che dormivano vicino al fuoco, avevan tirate su di essi tre schioppettate, e si eran dati alla fuga. Accorso il servo, non gli rimase che di vedere i suoi figli in mezzo al sangue, e le loro cervella sparse intorno pel focolare. Però Dio aveva castigato qaei crudeli, poiché fuggendo nel buio erano precipitati da un alto burrone; uno restò fracassato e morto sul colpo; un altro a stento aveva potuto trascinarsi a una casa vicina a domandare la besa che gli fu accordata; il terzo s’era rotte le gambe e quando la mattina quei di Shala erano corsi sul luogo, lo crivellarono di palle insieme col morto compagno. Son tragedie che mettono orrore. Era allora parroco di Shala il M. R. P. Camillo da Levico giovane di ottime parti e zelante missionario. Ecco come ce ne descrive l’opera il P. Pasi: « Venuto in Albania pieno di fervore e desiderio di far bene a questa povera gente, ne imparò tosto la lingua, e mandato a Scialla con tutto l’impegno si mise a coltivare quella parrocchia per vedere se poteva levarne gli abusi e renderla migliore. Il Signore gl’ispirò di cominciare coi fanciulli, che è il miglior