— 146 — Benedizione del Santissimo. La sera si fece la Via Crucis, istruii un poco il popolo e specialmente i giovani sul modo di rispondere e di diportarsi affinchè tutto procedesse con ordine. Siccome si sapeva già lo Stabat Mater, domandai con quale aria la cantassero per conformarmi anch’io e non obbligarli a prendere un’aria nuova. Un giovane sui 22 anni, un certo Tizio subito rispose: Noi la cantiamo così; e cantò una strofetta. Tizio non era cantore di chiesa, ma un noto bevitore, e quel dì stesso era un po’ brillo; ciò nulla ostante aveva cantato da maestro la sua strofetta. Com’era naturale questa piccola scenetta mosse un poco al riso alquanti fra’ parenti ed in ispezia-lità certo Caio parente suo che gli stava a un fianco. Tizio ebbe quest’atto innocente ad offesa, e il demonio si valse di così sottil filo per ordire una trama che avrebbe chiuso la Missione con un orribile scandalo. Egli scaldò la testa a Tizio in modo, che poco dopo lo fece alzare e uscire di chiesa coll’intenzione di aspettare in qualche luogo opportuno quel Caio che aveva riso alle sue spalle e ucciderlo. Nessuno ebbe sospetto dì tanto, e si fece la Via Crucis, si assistette alla Predica del perdono; quindi si fermarono tutti nel cortile della chiesa per abbracciarsi e chiedersi perdono scambievole, e commossi ma contenti andarono alle loro case fatta già notte. Frattanto Tizio erasi appostato per tentare il colpo su Caio presunto offensore, ma si vede che non gliene venne il destro come desiderava, e quindi lasciò che tutti ritornassero alle loro case. Poco stante andò a battere alla porta di Caio chiamandolo e invitandolo a bere un bicchiere insieme alla tal bettola. Questi senza sospettar di nulla, accettò. Dopo assaggiato il primo bicchiere, Tizio si alza e si offre a Caio ad accompagnarlo un tratto, come è uso in Albania, quando specialmente uno ha timore di andar solo. Caio lo fece, e uscirono insieme. Fatto un piccol tratto di via, Tizio si ferma, prende pel braccio Caio colla sinistra e colla destra cavando il revolver: Giacché, disse, il destino vuole che noi due questa sera ci roviniamo, non posso fare a meno di ucciderti, e fece per tirar il colpo. Caio fu presto a prendergli il braccio colle due mani dicendogli: Ma che vuoi fare? Sei matto? non sapendo però ancora se Tizio facesse da senno o da scherzo. Ma Tizio levando colla sinistra il coltello che teneva alla cinta : Ebbene, disse, se m’impedisci di ucciderti col revolver, lo farò col coltello: e alzò il braccio per tirare il colpo. Per caso passava là presso un cristiano, verso il quale Caio gridò: « Prendigli il braccio; non vedi che questi vuole uccidermi? ». Anche quegli credeva che i due giovani scherzassero, perchè erano parenti e si volevano bene; nulladimeno prese il