— 301 — era venuto a fargli una visita e a benedirlo, ma gli domandava nna grazia, ed era che per amor suo perdonasse all’uccisore del fratello. Tra pel male che l'opprimeva, tra pel combattimento interno prodottogli da quella intercessione, era molto agitato e insieme commosso. Cominciò a parlare con molto sforzo; disse che per nessuna intercessione del mondo avrebbe mai dato quel perdono, ma una volta che gli era entrato in casa Gesù Cristo e gli domandava quella grazia, e volea benedirlo, egli perdonava per amore di Gesù Cristo. — Tutti i circostanti erano commossi, molti piangevano. Gli diedi a baciare il Crocifisso, gli dissi alcune parole di conforto e lo benedissi. Poi fatti uscire i presenti, lo confessai. Allora presentai il Crocifisso a baciare anche ai fratelli; ma uno di essi mi disse: « Il Crocifisso io lo bacio; dire che perdono, non posso ». Restai un po’ sorpreso; ma i circostanti mi spiegarono la cosa dicendomi che il giovane avea fatto giuramento che mai non avrebbe detto che perdonava, e quindi ora egli credeva di mancare al suo giuramento, se diceva quella parola; però non dubitassi del perdono, perchè a quello che avea fatto il fratello maggiore, si univano tutti gli altri. Allora feci baciare il Crocifisso a tutti gli altri della famiglia e li confessai. Non restava ormai che un sangue da perdonare a Ghiinai. Era il sangue di cui ho fatto cenno poco prima, cioè quello già perdonato dalla madre che volle baciare la mano all'uccisore, ma che non poteva ottenere il perdono dal giovane figlio superstite. Questo giovane che non volea perdonare, era nei 20 anni, di buon cuore, dotato di belle qualità, ma lo tenevano legato due demoni, il demonio dell'odio e il demonio della lussuria, perchè uccisogli il fratello, egli ne avea preso per sè la vedova moglie, e tenevala come fosse sua. Più volte venne da me durante la missione; sentiva il bisogno di confessarsi, volea separare la donna, ma non volea perdonare; e se io non lo confessava perchè non perdonava, nemmeno avrebbe separato la donna. Dopo molte istanze lo indussi a liberarsi da un demonio col separare la donna; quanto al confessarlo gli dava speranza che l’avrei fatto presto, perchè avea ferma fiducia che il Signore gli avrebbe cangiato il cuore e avrebbe deposto l’odio e perdonato. Era addoloratissimo di non potersi confessare, piangeva, ma non potea vincersi e perdonare. Temeva che gli andassimo a casa col Crocifisso per domandargli di perdonare. Laonde mi disse più volte: « Ti prego, Padre, non mi venire in casa per chiedermi perdono, perchè non posso perdonare, e se tu vieni, o verrai inutilmente, o non mi troverai, perchè fuggo ». Gli dissi che non fuggisse, perchè non avea intenzione