— 228 — soprattutto il suo vizio, in quel miscuglio di buone qualità e di passioni mai frenate, egli fosse più disgraziato che colpevole. Non vi è dubbio, però che egli avesse un’idea netta dei principi per quel che riguarda la pietà e la religione, come lo dimostrano le sue numerose lettere, ma la sua indole capricciosa e estremamente autoritaria, lo portava quasi fatalmente verso l’intrigo e le fazioni. Non fu, insomma, un uomo equilibrato, e per il governo di una difficilissima archidiocesi, ci voleva ben altri che lui. Il P. Pasi lo comprese, e, sembra pure, lo compatì molto, e cercò sempre di contentarlo, e come restò insensibile agli elogi dell’Arcivescovo, così non si risentì e non serbò mai un’ombra di rancore quando da un momento all’altro scompigliava tutti i suoi piani di apostolato, e lo metteva a grave rischio non solo di compromettere l’opera sua, ma anche l’opera dei suoi Missionari e gl’interessi del Cattolicismo nel tempo stesso che ne appariva zelantissimo e inflessibile assertore e difensore. Il ritratto di quest’uomo trova una spiegazione nelle considerazioni generali che ho fatte nel Cap. « La vita della montagna » (I volume), trattando del carattere dei montanari e dei contadini. L’esperienza dei Missionari e dei Sacerdoti non è raro che s’urti in tipi cosiffatti nelle difficili vie dell’apostolato. Noto qui in fondo un altro fatto che è caratteristico, ma non fa che dimostrare un aspetto proprio dell’Orientale che è di mostrarsi sempre, quanto è possibile, corretto esteriormente nei rapporti sociali apparendo generoso e cavalleresco. Si pensi alle così dette fette degli amici. In certa occasione il P. Pasi dopo una Missione predicata a Gjakova, offrì all’economo della « cella » piastre 126.24 per sopperire alle spese fatte pei missionari. Mgr. Trokshi con lettera del 1898 gli rimborsava il danaro, dicendo che dove uno lavora, non paga. Da una parte l'Albanese è non solo generoso, ma prodigo eccessivamente per grandigia, dall’altra per un meschino interesse, mette in ¡scompiglio ogni cosa e provoca tragedie e sciagure (per nji plesht e djege jerganin). Cfr. Voi. I La vita della montagna, pp. 102 sgg.