— 169 — A Gllogjàn essendo arrivato a un tempo col P. Pasi anche il P. Sereggi secondo che erano stati d’accordo, diedero una missione regolare a cui vennero anche i cattolici di Nepole e di altre case sparse all’intorno. Il secondo giorno arrivava da Ipek il R. D. Michele Tarabulusi cooperatore di quella parrocchia, per aiutare i Padri. Restò infatti con essi quasi tutto il tempo che si fermarono nella parrocchia. Avvennero verso la fine della Missione dei casi pietosissimi che strapparono al missionario, pur così avvezzo ormai alle miserie e ai dolori, calde lacrime dagli occhi. Ascoltiamone il racconto. « Una donna mi si presentò, e trattomi in disparte, mi raccontò qualmente suo marito due anni fa s’era fatto turco ed avea obbligato tutti della famiglia a farsi turchi come lui. Aver ella sempre resistito con protesta che mai non avrebbe lasciato la religione cristiana per farsi turca. Non poter esprimere a parole le vessazioni sofferte per non cedere; anche ora venirle proibito assolutamente di ascoltare la Messa, aver però dichiarato che si lascerebbe ammazzare piuttosto che cessare di essere e vivere cristiana, e venire alla Missione. Quel che più le dava pena era un figliuoletto sui sedici anni che il padre per forza volle si dichiarasse turco, con minaccia se resistesse di ucciderlo. Il figliuolo esternamente aver mostrato di cedere, ma in cuor suo essere ancora cristiano, e spasimare per venire alle funzioni cogli altri cristiani; solo non ardire di farlo per timore del padre, che in nessun modo l’avrebbe tollerato. Mi propose poi il caso del matrimonio, giacché egli era stato fidanzato fin da piccolo ad una cristiana di Vogova della tribù di Butiici, ed ora quando fosse venuto il tempo di unirsi con quella giovane, avrebbe voluto farlo colla benedizione della Chiesa, d’altra parte non potea contrarre pubblicamente davanti al Sacerdote, che non gliel’avrebbe permesso il padre. E la povera donna era in ambascia e non sapea che farsi. La consolai, e le dissi che quando fosse venuto il tempo di contrarre quel matrimonio, ne avvisasse prima il Sacerdote, il quale avrebbe parlato con S. E. Mons. Arcivescovo e si sarebbero superate quelle difficoltà. Allora ella, deh! disse, fammi un piacere per amore di Gesù Cristo, parla una volta tu stesso col mio figliuolo, affine di animarlo a star saldo nella sua fede e non cedere per seguire il padre nel farsi turco. Volentieri, dissi, lo farei, ma non so se egli vorrà parlare meco, nè se possiamo farlo senza essere veduti. Egli, rispose la donna, lo desidera assai; passa tutto il