— 277 — ordinario in quel fatto, ed era scusabile il modo poco garbato del levarsi, mettersi sulla porta e poi uscire prima degli altri. Ma il demonio che avea causato quell’incendio e desidera fare sempre il maggior male possibile, si servì di quest’incidente per giuocarci un brutto tiro. Il giovane in questione si vantava d’esser forte, valoroso, di non aver paura di nessuno; avea commesso vari omicidi, preso parte a vari intrighi; nel paese stesso di Lotai avea nemici, ed uno di essi nell’uscir di chiesa cominciò a parlare sul modo col quale s’era diportato il giovane, e a lui stesso disse: Perchè ci avete turbato la funzione e avete obbligato il Padre a dirvi di star quieto? L’altro, come era da aspettarsi rispose per le rime, e cominciò un diverbio dove ad ogni parola e ad ogni espressione i ferri si scaldavano sempre più. Io non me 11’ero accorto, e m’ero messo a confessare lì vicino alla chiesa, quando una donna mi si avvicina, e: Padre, disse, non vedi che qui è sorta una lite e si ammazzeranno? Mi levai in fretta, non sapeva nemmeno di che si trattasse, però cercai di acquetarli, ma era impossibile, nessuno volea tacere, ognuno volea esser l’ultimo a parlare. Domandai di che si trattasse; intesi che per l’avvenuto in chiesa. Dissi che non era nulla; che io non ci pensava più; andassero alle loro case. Impossibile; altri parenti o amici dei due litiganti si aggiunsero ad essi, si presero le armi, vi si misero le cartuccie, e ciascuno ingiuriando la parte contraria, e dicendo che non si avea paura, si disponeva a tirare. Allora io non sapendo a qual partito appigliarmi, alzai la voce e dissi che se non cessavano dal questionare avrei preso le mie robe, e troncando la Missione me ne sarei andato alla chiesa parrocchiale. Era parlare a’ sordi. Essendomi un tal passo riuscito in un caso simile a Beriscia, mi misi in moto per eseguire quanto avea minacciato, e preso il Crocifisso, feci sembianza di voler partire, dicendo ai compagni che mi seguissero. La gente mi trattenne dicendo: « No, Padre, non far questo, perchè allora è certo che ci ammazziamo subito ». Allora mi misi a pregare Màrasci di cedere, di tacere, di lasciarmi lo schioppo, mentre il fratello facea lo stesso con altri dei più caldi. Riuscimmo a farci cedere le armi. Ma la parte avversa che avea stuzzicato e che volea trovare un pretesto di uccidere per ¡sfogare gli odi antichi, continuava a provocare, e gli altri a voler riprendere lo schioppo e cominciare il sangue. Così risvegliatesi le passioni, cominciò un altro guaio. Alcuni dissero: noi siamo svergognati presso le altre contrade perchè si è offeso il Padre e si è obbligato a voler partirne: Il Padre siamo andati a prenderlo noi a Sciosci, quindi egli è in inano nostra, se noi non vendichiamo l'affronto fattogli perdiamo