società e della storia umana, e il cristianesimo che vi inspira il suo soffio eterno non solo non vi è contrario, ma li compie. All’ombra della sua assoluta universalità trova il suo sviluppo migliore tutto ciò che è naturale e legittimo, poiché il Vangelo ha sempre rispettato l’ordine della natura e della società; perciò si adatta a tutto senza nulla sopprimere, anzi nobilitando tutto e a tutto dando un carattere di solidità che possono infrangere solo gli egoismi di sfrenate passioni, le quali appunto, per riuscir meglio nei loro intenti, sogliono camuffarsi coi titoli più speciosi di amor di patria e di diritto nazionale. Comunque sia lasciando stare le discussioni teoriche, la storia ci presenta da per tutto in Europa e fuori d’Europa che il cristianesimo è sempre stato il protettore naturale e più forte di tutti i popoli, e ha sempre sostenuto in forza del suo diritto il debole contro gli oppressori, sebbene, a scanso di torbidi peggiori e di orrori rivoluzionari, abbia sempre suggerito la moderazione e la pazienza. Ma il cristianesimo non ha mai avuto paura di suscitare e di coltivare le forze proprie e tradizionali della cultura dei singoli popoli, anzi se ne è servito per fare una legittima propaganda della sua luce. Bisogna fare un’osservazione sull’opposto comportamento del Cristianesimo ortodosso di Bisanzio di fronte alla cultura albanese e del Cattolicismo di Roma. Il Cristianesimo bizantino, per intimo impulso del suo peccato originale, ha tenuto costantemente il popolo albanese lungi dalla sua propria cultura impedendo lo sviluppo della scuola e della lingua nazionale. Il Cattolicismo di Roma, al contrario, fu il primo a risuscitare la lingua e la scuola coi suoi sacerdoti e coi suoi missionari. I documenti parlano chiaro. L’Islamismo se avesse potuto avrebbe distrutto e lingua e razza albanese, ma non ne ebbe bisogno poiché la maggior parte degli Albanesi piegarono docilmente il collo al suo giogo, per opportunismo, per viltà o per cupidigia (1). Così non ha avuto bisogno di trasportare le sue orde dall’Anatolia per cambiare la razza essendo riuscito a creare una Turchia più fanatica di quella propria e genuina dell’Asia. (1) Si veda nel 3° volume di quest’opera quel che racconta il Gaspari sulle cause delle apostasie, ove tratta dell’Archidiocesi di Durazzo.