— 264 — l’altro ad ingiurie. Alcune sono di rubrica solo per cominciare, inventano le altre lì per lì, e le cantano con una cantilena propria di questo giuoco, e ciascun partito cerca di dirle più grosse e più frizzanti alle volte sopra tutti insieme quelli dell’altro partito, alle volte contro ciascun individuo del partito contrario, e scaldandosi i ferri si dicono cose tanto offensive e si discende a brutture così laide e oscene che non si possono immaginare peggiori. Tutto questo si fa e si canta in presenza delle donne, dei ragazzi della famiglia e della contrada che si raccolgono dove si giuoca, per assistere al giuoco e divertirsi. Conseguenze di tal giuoco, come è facile capire, sono dispiaceri, inimicizie, e alle volte uccisioni cagionate dalle ingiure che si dicono passando i limiti dello scherzo e ferendo i cuori con parole e rivelazioni le più umilianti. Di più v’è lo scandalo delle oscenità che si dicono, per cui i bambini appena arrivati all’uso della ragione sanno già ciò che sarebbe bene non sapessero mai, ed hanno in conto di nulla ciò che sentono dire e cantare pubblicamente dai grandi, sotto gli occhi dei genitori e di tutti senza che nessuno dia segno di disapprovazione ». Tale era il giuoco che di fatto, sebbene non di natura sua, ma per la consuetudine inveterata, dava occasione a simili eccessi di lingua, che pur troppo avevano finito per diventare lo sfogo principale e favorito. Non è a dire che tutti ne vedessero la grande sconvenienza e disapprovassero, sebbene non sapevano come resistere all’uso diventato una folle passione. E però quando il Padre si mise a inveire contro quel giuoco, tutti fa-cevan segno di approvazione, e quando nel calore della commozione religiosa li portò a dire tobe, tutti gridarono tobe, tobe, che è l’espressione più forte per detestare e deprecare una cosa. Poiché il far tobe in Albania è come fare un giuramento esecratorio o una promessa tale che non c’è la maggiore, ed è ben difficile che non la mantengono. I missionari ebbero appena tempo di mangiare che subito ci fu da metter a posto altri gravi imbrogli. Delle cinque fratellanze di Shoshi tre erano in discordia con altre due poiché accampavano diritti indebiti sopra un pascolo o tratto di monte. La cosa era seria e presto o tardi sarebbero venuti certamente alle armi. Subito dopo pranzo si presentò il nostro famoso Bai Gjoka che aveva accompagnato da per tutto i Missionari da Ci-likùk. Entrò in compagnia di altri due o tre e domandarono