sviluppata e diversificata, soprattutto negli usi, nelle credenze e nella legislazione della montagna, come si è fissato in un ricco fondo di toponomastica, lasciando l’eco di grandi immaginazioni lungo i torrenti, dentro le spelonche, o dove le vette si slanciano verso il sole, coronate di neve, avvolte di nebbie o di grandi nubi fosche, flagellate dai venti e scosse dai fulmini: fenomeni che s’impressero certamente nelle potenti immaginazioni di quegli uomini, e influirono sul battesimo dei luoghi. Altra cultura l’antico Illirico non ha lasciato in eredità all’Albania, nè l’Albania su quel fondo primitivo s’è curata mai di elaborare col genio della sua arte e del suo pensiero un patrimonio suo, eccetto la lingua, la legislazione, l’artigianeria che doveva servire a bisogni primitivi. Sviluppò un’arte che non si può dire sua propria poiché è comune a tutti i Balcani, di ornamentazione e di oreficeria. Con tutto questo non siamo giunti ancora al problema vero e proprio di una cultura albanese nel senso che abbiamo detto da principio. Interroghiamo la Storia. Una cultura umanistica si acquistarono a Padova o a Venezia alcuni albanesi, che però si contano sulle dita; la storia della letteratura ricorda soprattutto il Barlezio e il Becichemo, ma è cultura dell’umanesimo italiano. Del resto come non hanno mai potuto avere una politica propria non solo in faccia all’Europa ma neppure di fronte ai loro più o meno forti e grandi vicini, che, a vicenda, son sempre riusciti a sopraffarli, così non si sono mai formata nei secoli scorsi una letteratura propria nè una cultura propriamente detta, che non fosse precisamente la cultura dei loro dominatori. Certo hanno avuto uomini grandi, esuberanti di genio e di potenza, poiché l’intelligenza, soprattutto quella dell’astuzia e dell’avvedimento, non è mai mancata all’Albanese, e un coraggio che quando è stato secondato dalla fortuna, ha potuto suscitare l’ammirazione della storia, ma son getti sporadici di una forza che s’agita nel profondo ed è in contrasto con sè medesima, e però non riesce a devolversi in un unico alveo e generare una corrente che porti un contributo stabile e positivo alla cultura o civiltà dell’Europa. La mia asserzione resta provata dal fatto che gl’imperatori dati a Roma dall’illirico nei secoli della decadenza, riuscirono a ritardarla miglio-