— 249 — stati presi a nolo, e caricar la roba sulle spalle di buoni portatori, che furono l’ospite di casa, il fratello e la moglie. Durante il viaggio (si noti questo perchè è un tratto caratteritsico molto comune nelle montagne), come da buon psicologo si prese la cura di osservare il P. Pasi, « egli richiamava spesso la nostra attenzione sulla strada e sui passi orribili in che c’imbattevamo, e dove a stento passa l’uomo con pericolo di precipitare giù pel monte, e continuava : Te l’ho detto io che di qua non passano i cavalli? Non è vero che ti ho reso un bel servigio? Perchè se fosse stato un altro, non ti avrebbe detto niente, ma avrebbe lasciato che tu andassi avanti e che precipitassero i cavalli, e poi egli sarebbe andato a levar loro la pelle, e l’avrebbe venduta. Ma io non faccio di queste cose; io ai frati voglio bene; anche i frati di Sciosci e Sciala mi sono amici, e mi regalano sempre qualche cosa. Certo io oggi ti ho salvato i cavalli che sicuramente tu avresti veduto crepare in questi sassi... e poi ti ho risparmiato il nolo di un giorno, mandandoli indietro oggi... Ah quando io posso, ai Frati faccio servigi, anche con mio sacrifizio.. Oggi per esempio per accompagnar te ho lasciato il bestiame senza custodia, la casa senza legna, e se mi avessero offerto tre migidìe (12 lire) non sarei venuto a portarti queste robe. E su questo tono perorava prò domo sua, premendogli che sapessi apprezzare le sue prestazioni. In due ore arrivammo a Prekali, dove ringraziai il turco, lo ricompensai del pranzo e della portatura, ed egli se ne ritornò contento ringraziandomi e facendomi le più larghe esibizioni per un’altra volta ». Prèkali, non avendo terra coltivabile a sufficienza, è un molto povero paese. Il luogo, però, era rimasto celebre per un combattimento avvenuto circa trent’anni prima fra i montanari, tutti cattolici, di Pulti e i musulmani della vallata del Kiri a motivo di un oltraggio fatto a una Croce che quelli avevano piantata vicino al loro paese. Vi erano rimasti parecchi morti da tutte due le parti. Da Scutari si scrisse a Costantinopoli rappresentando la cosa in modo sfavorevole ai cristiani, e Monsignor Berisha era stato accusato come promotore della sollevazione e pareva che dovesse andare alla capitale dell’impero a difendersi. Ma essendo ricorso al console di Francia per consiglio, questi lo animò a non temere e trattò l’affare in modo che la Sublime Porta diede torto ai musulmani e ragione ai cristiani.