— 310 — nere qualche cosa di concreto quel giorno 9 luglio, riuscirono vani, e il P. Pasi scrive melanconicamente che « finora questo viaggio si potè chiamare il viaggio dei fiaschi ». Alla chiesa di Shala si fermarono fino al 12. Quei di Lòtaj l’avevan mandato a pregare che si fermasse a dire una messa da loro. Essi sarebbero andati a prenderlo e l’avrebbero accompagnato fino a Shoshi. Arrivati i missionari alla chiesetta fu subito un tirare di schioppi e un chiamarsi e affrettarsi tutti e accorrere lasciando i lavori della campagna e gli animali al monte. Era un miracolo di fervore religioso, e il missionario ebbe molto a confessare e il fratello a cantar orazioni. Tutti poi volevano che il Padre assegnasse nomi nuovi di santo a chi ce n’aveva di tutt’altro genere e li pubblicasse perchè tutti sapessero come si sarebbe dovuto chiamare ciascuno. Le orazioni imparate le ripetevano a menadito e anzi ne avevan aggiunte delle altre imparate altrove. Tutte le montagne risonavano ormai di preghiere e di canti sacri. Di quel fervore straordinario aveva gran parte nel merito il fabbro di Lòtaj. Non è a dire quanto ne fosse consolato il missionario dopo le disdette dei giorni precedenti. 11 13 «’erano raccolti a Shoshi tutti i parroci della diocesi, eccetto uno indisposto. Il 14 si celebrò la messa di S. Bonaventura, e la sera si sparò il cannoncino per avvisare della solennità del giorno seguente. 11 15, festa del patrono di Shoshi, Sh’Qurk, eia destinato alla solenne consacrazione della diocesi al Sacro Cuore. Fu una festa non mai veduta ancora nel Dukagjini, come scrive il P. Camillo. Ogni parroco vi era intervenuto con un gruppo di fedeli e con un vessillo particolare comprato col denaro raccolto dal popolo. Il Padre fece un discorso sul Santo prima della Messa e un altro in fine sulla consacrazione. L’atto di consacrazione fu letto dal Vescovo. La funzione fu bella e devota sebbene i fuochi di bengala e i palloni volanti non siano riusciti per mancanza di preparazione. Fu spiegato solennemente quel giorno il quadro rappresentante Gesù Cristo che presenta il suo Cuore a una folla di Albanesi pieni di miserie e nei vari costumi, in atto di maestà e di misericordia.