— 64 — ce lo riferì e aggiunse in pari tempo che S. E. il Governatore avea protestato che non avea inteso di impedirci che andassimo; solo avea espresso il giudizio che meglio era aspettare. Si consultò di nuovo; si ventilarono le ragioni prò e contra, e si decise che i missionari riprendesero con prudenza le missioni; i PP. Serregi e Sadrima col Catechista secolare a Kthela nelle montagne dell’Arcliidiocesi di Durazzo, luogo più appartato e lontano da ogni pericolo, i PP. Pasi e Genovizzi col F. Antu-novic nella Prefettura di Kastrati. Lo stesso giorno, 10 marzo, mandai ad avvisare il R. P. Luigi da Napoli Parroco di Kastrati che ci saremmo recati colà il 13 per aprir la Missione il giorno dopo, seconda domenica di Quaresima: desse avviso alla Parrocchia e mandasse tre persone a prenderci. La sera del 12, otto persone delle principali di Kastrati con cavalli e muli arrivarono a Scutari, ma senza lasciar trasparire che volessero prendere i Padri. Nel Han, o locanda dove passarono la notte, trovarano il Bajraktar o Alfiere di Kastrati principale nemico della missione. Questi aveva sentito che si avea intenzione di venire per i Missionari, benché non ne sapesse il giorno, e fece di tutto per impedirlo adducendo ragioni quante seppe. Gli otto Kastratesi temendo che il bravo uomo, accortosi di ciò che erano per fare, la mattina per tempo ne desse avviso al Governo e creasse loro imbarazzi, presero il partito di uhbriacarlo; e non ne penarono molto, perchè il Bairaktar quanto era nemico dei Gesuiti, altrettanto era amico di Bacco... La mattina seguente adunque mentre egli digeriva il vino, essi vennero a prenderci, e per vie fuor di mano uscimmo di città. Intanto a Kastrati s’era sparsa dappertutto la notizia della nostra venuta, e fu un giubilo universale. Arrivati alla prima contrada che è Gliòrrai, trovammo tutta la popolazione che ci aspettava dicendo orazioni. Ci salutarono con ima salva di schioppettate, e fra il canto di continue preghiere ci accompagnarono fino ad un’altra contrada dove un’altro gruppo di gente ci uscì incontro a darci il benvenuto tirando schioppi e piangendo d'allegrezza. Era una cosa commoventissima e sforzava a piangere. Più oltre trovammo altri di varie contrade che ci seguirono fino alla Chiesa. Nel domani si aprì la Missione, il concorso era pieno e durò sempre così; venivano dai paesi vicini di Sckreli, Bàiza, e Hoti. C’era in paese una quantità di sangui; ferite ed altri imbrogli: tutti furono perdonati e aggiustati per amore del Sacro Cuore di Gesù colla massima facilità; perchè Egli era che mutava i cuori ».