— 220 — lora Padre Francesco Brkic non aveva impedito che i muratori distruggessero quel bel monumento di storia ecclesiastica. Jà-njevo teneva pure delle miniere d’oro, ma il Governo turco non aveva mai permesso che si sfruttassero. Il popolo anche al tempo dei missionari correva dopo una pioggia dirotta a rintracciare nel greto dei torrenti i pezzettini d’oro che l’acqua aveva trasportato, scavando il dorso e i pendìi delle colline. Non era poi raro che vi si trovassero anelli e monete antiche comprate a carissimo prezzo dal Governo serbo per conservarle gelosamente nei musei nazionali a ricordo specialmente dei suoi re e del suo dominio in quei luoghi. Riuscita anche la missione di Jànjevo a gradimento e perfetta soddisfazione reciproca del popolo, che si distingueva soprattutto pel carattere aperto, riverente, mite e generoso, e dei missionari, il P. Jèramac terminato il suo compito in Albania che aveva finito per piacergli non poco, partì per la sua Dalmazia. Il P. Pasi che si era fermato a Prizrend con l’intenzione di continuare l’opera della missione, ma inutilmente perchè gli animi non erano tranquilli e molti erano mal disposti riguardo ai Gesuiti, verso il settembre passò la Qafa e Duliés che dalla sua altezza di 915 metri divide le due grandi e meravigliose vallate di Prizrend-Gjakova, e di Kòsovo o Campo dei Merli, per unirsi col P. Genovizzi e dar le missioni ai cattolici di lingua albanese della regione di Crnagora, Scopia e Ferìsovic. Per cominciare dalla città di Scopia, partirono da Crnagora e in dieci ore di cavallo vi giunsero attraversando le bellissime montagne che sorgono sopra Shashara e per la strada di Kopilàs presentano lo spettacolo di vallate stupende e di praterie meravigliose. Scopia allora secondo i dati statistici raccolti dal P. Genovizzi poteva avere circa 20.000 musulmani, 10.000 scismatici, (serbi e bulgari) e 200 o 300 cattolici per non parlare degli zingari e dei giudei che pure non vi mancavano. Gli scismatici tenevano un collegio, numerose scuole, monasteri e un vescovo, lavorando indefessamente e non risparmiando spese e sacrifìci per far valere i loro diritti e occupare, quando che fosse, tutta quella provincia. I cattolici solo quell’anno erano