— 295 — « Padre, vieni presto, che si va ad abbruciare la casa del tale. — Ma chi va ad abbruciarla? — La dtelmnia. — E il P. Camillo dove sta? — È là che vuol trattenere il popolo, ma non lo ascoltano; vieni anche tu, ma prendi teco la croce ». Presi il Crocifisso e uscii dall’ospizio. Nel campo vicino erano raccolte un cento persone, e stavano per partire alla volta della casa del colpevole. Quando mi videro si fermarono. Domandai loro che cosa volevano fare. Mi risposero che andavano ad abbruciare la casa di colui che avea disturbato la funzione. Cercai di dissuaderli, di trattenerli, di far rimettere la cosa al domani... fu inutile. Mi dicevano: « Padre, domandaci qualunque altra cosa, e la facciamo per amor tuo... se vuoi i nostri figli te li regaliamo, ma non lasceremo mai di punire chi ci ha turbato la festa e maltrattato lo stendardo di S. Nicoli» ». Insistei che si differisse la cosa; ma fu inutile. Mentre io parlava a quel gruppo che avea intorno, altri erano già partiti, aveano gettato il kusctrirn o accorr’uomo, tirato dei colpi di schioppo, avvisando che la dielmnia o popolo andava a bruciare la casa. Al Rev. Padre Camillo e ai Missionari non rimase altro che tornare in casa e pregare che il Signore conducesse quell’affare a buon termine senza uccisioni. Per sè il popolo avea ragione; s’era fatta e pubblicata la legge fino dal primo giorno della Missione, che chi avesse turbato le funzioni o fatto nascere dispiaceri alla chiesa, avrebbe incorso lo sdegno dei Capi e del popolo; eravamo stati tutti a pericolo di vedere un massacro e una desolazione in tutta la bandiera per colpa di un solo e senza ragione; era bene che fosse punito; ma si temeva che nascessero omicidi, perchè la casa del colpevole era una delle più belle torri di Scialla, a tre piani e fatta per combattere, e la gente di casa era numerosa, oltrecchè sarebbe stata aiutata nella difesa dalla fratellanza. La casa in questione era lontana più di un’ora dalla chiesa e dietro un monte in modo che non si poteva vedere dalla chiesa nè udire bene le schioppettate. La sera si passò in trepidazione, tanto più che sul tardi si udivano delle schioppettate. Dopo mezzanotte mi sento chiamare; domando che cosa c’è. Il R. P. Camillo mi dice che erano venute due donne col pino acceso, e dicevano che due donne della famiglia assediata erano ferite gravemente e un uomo ucciso; andassimo presto sul luogo perchè continuavano ad ammazzarsi. Il Padre mi domandava che cosa si potesse fare, e aggiungeva che probabilmente niente era vero di quanto dicevano le donne, ma volevano farci andare là affinchè intercedessimo perchè non si abbruciasse la casa. E di tanto portava buone ragioni. Oltre di ciò era imprudente pel