— 261 — delle parti si procurasse la protezione di qualche persona influente per liberarsi da una vessazione ingiusta, oppure per opprimere il più debole. Era raro che non vi nascessero intrighi, e che non si vendesse la giustizia secretamente, per cui per non pagare per es. 1000 franchi ingiustamente a Caio, uno si adattava a regalarne 500 a Tizio perchè lo liberasse da quella ingiusta vessazione. Simili regali secreti si chiamavano rushàt. Tutti biasimavano un tale abuso della giustizia che rovinava la povera gente, ma gli anziani stessi, quelli almeno che avrebbero voluto metterci rimedio, non sapevan come fare, e erano ricorsi ai missionari. In seguito alle prediche e conversazioni fatte in proposito, si persuasero a fare una specie di giuramento che nel render giustizia non avrebbero domandato nulla più di quanto esigesse l’opera prestata. Ne trattaron fra loro i Capi, e decisero di prendere il sasso pubblicamente. É una cerimonia comune e come una specie di giuramento assertorio o promissorio. Col sasso sulla spalla o sul collo uno dice: « Per il corpo e per l’anima mia dico che la cosa è così e così », ovvero « che farò o non farò la tal cosa ». Oppure : « Abbia sul collo questo sasso nell’altra vita per tutta l’eternità se mento, e la cosa non è come dico, ecc. ». Anche questa volta è Ded Kola che comincia con tono vibrato e pieno di persuasione, appena stabilita la legge sui con-cubinari, a parlare. « Anche a questo, disse, abbiamo pensato; oltre al procurare di non perdere l’anima nostra, siamo obbligati a dare buon esempio agli altri e promuovere il bene del paese. Noi promettiamo che d’ora innanzi non prenderemo più lushàt; la ricompensa della nostra fatica, sì, di più, no ». E un vecchio piuttosto ameno tra il serio e lo scherzo prese un sasso abbastanza grosso e lo piantò in mezzo al cerchio dei Capi, domandando chi lo prendesse per primo, a Lo prendo io », disse Dedè Kola, e l’altro glielo mise sul collo e glielo tenne finché ebbe detto con molta devozione e sentimento: « Pel corpo e per l'anima mia, abbia sul collo questo sasso nell’altra vita se io nelle mie vecchiardie riceverò ancora rushàt per me o per la mia famiglia o pei miei parenti ». Tutti gli dissero: Te lumie goja, ti si beatifichi la bocca. E lo stesso sasso passò per le spalle