— 9 — E qui noto infine che, avuto riguardo al contenuto tradizionale del pensiero albanese, la cultura non dovrebbe combattere un sentimento fondamentale che è quello della religione. Esaminiamo il problema religioso di questo popolo. Abbiamo già veduto altrove (nel I volume) in qual proporzione si trovino le tre principali religioni in Albania. Dopo il paganesimo primitivo, all’aurora, si può dire, della civiltà cristiana, la fede di Cristo s’impadronì di questo paese. In seguito le nefaste influenze bizantine soprattutto per l’atteggiamento vacillante degli Arcivescovi di Durazzo, e l’ambigua politica di Ocrida, poterono contaminare di scisma una grandissima parte del Sud, mentre al Nord la dinastia dei Nemanja gettando definitivamente le popolazioni serbe sotto l’influenza politico-religiosa di Bisanzio, minacciava l’esistenza del Cattolicismo albanese. Roma fiancheggiata da potenti ordini religiosi non ostante le discordie ambiziose e i movimenti quasi scismatici, certo discordanti, di alcuni Arcivescovi litoranei del Nord, non permise la disfatta. Alla vigilia dell’invasione ottomana, un Cattolicismo più o meno organizzato esisteva fra Kruja e Antivari. Venezia, e prima di Venezia, i Normanni, e poi la grande reazione di Giorgio Skanderbeg a servizio di Roma e dei Re di Napoli, in mezzo alle titubanze e alle infedeltà di altri signorotti albanesi, contribuirono potentemente a salvare le posizioni. Ma il flutto ottomano tutto travolse, e successe l’apostasia : rimasero ancora per qualche tempo i grandi monasteri, ma si spopolarono ben presto; le sedi vescovili private di pastori, diminuirono gradualmente, lasciando il posto solo alle principali. Certo il fatto dell’apostasia è un fatto gravissimo, soprattutto se noi confrontiamo la debolezza dei cattolici con la resistenza adamantina degli ortodossi. È vero che Roma non può mai capitolare nè venire a compromessi quando si tratta di mantenere intatta la fede e salvi i suoi diritti fondamentali di società indipendente divinamente costituita nel mondo, ma con tutto ciò, anche se riflettiamo che molti fuggirono davanti all’oppressore, il fatto dell’apostasia quasi generale della popolazione rimasta in patria, getta una fosca luce sulla condizione dei cattolici e dello stesso clero alla vigilia dell’invasione ottomana. Non solo la maggior parte