— 58 — finale in cui si vide l’Arcivescovo col suo Clero e i Missionari domandarsi reciprocamente perdono e domandarlo pure al popolo, fu accompagnata da esclamazioni d’irrefranabile entusiasmo. La missione terminava con la benedizione papale e la benedizione del Santissimo. Intanto un fatto tragico accadeva quella sera. Un apostata che aveva messo in ridicolo la missione rimaneva ucciso nel palazzo stesso del Pashà. E quando il popolo usciva dalla cattedrale, il cielo si era oscurato, vivissimi lampi guizzavan per le tenebre, e i tuoni rimbombavano con terrore. Era il principio di una spaventosa inondazione che a memoria d’uomo non s’era più vista la simile nella regione di Scutari e nella Zadrima. L’acqua non doveva cessare che dopo circa due mesi. Enormi furono i danni, ma chi meno ci patì furono i Cattolici di Scutari, e il popolo attribuì alla Missione che rimanesse salvo da quel diluvio. Il bene ottenuto con la pacificazione di alcuni sangui, col risveglio della fede, la rimozione di abusi inveterati, il ritorno alle pratiche religiose, fu un bene vasto e duraturo. Si ottenne pure di indurre molte famiglie a non mandare i ragazzi a scuola dove pur troppo dominava il liberalismo massonico, e questo era uno degli scopi principali che si era proposto il clero e l’Arcivescovo domandando la Missione. 8. — Di nuovo nella Malcija