— 266 — gue di cui mi si parla. È vero, ci siamo scambiati i maschi (frase che vuol dire, ci siamo uccisi a vicenda), egli mi restò un poco in debito, ma qualunque sia la differenza rimasta fra le due fratellanze, la regalo volentieri a Gesù Cristo per parte mia e dei miei patenti, e ringrazio il Signore che ci abbia aggiustati ed abbia impedito che si sparga più sangue ». Si chiamò l’uccisore con testimoni e Dedé Kola ripetè davanti a loro quel che aveva detto; abbracciò il nemico dicendo: T'kjoft hallàll, t’kjoft h.nllall! L’altro lo ringraziò e lo obbligò a accettare il fucile, e tutti ringraziarono Dio. Veramente non si sa che cosa più ammirare in quel nobile animo di montanaro, o la magnanimità cavalleresca del carattere, o la grandezza dell’atto religioso dovuto alla grazia di Dio. In tali anime grandi riviveva la forza maschia di una razza originariamente nobile che veniva incontro all’invito e alla forza divina dello Spirito. Fuori si continuava neU’allegria che veramente teneva in pena il povero missionario, poiché qualunque accidente avesse potuto occorrere poteva causare dei guai funestissimi. Ciò era facile non tanto spaiando al bersaglio quanto nel giuoco della fortezza. Questo consisteva nell’unirsi 10 o 12 giovinotti a formare un cerchio stretti in modo gli uni agli altri con le braccia che altri quattro o sei ci montassero sopra e 9i tenessero stretti allo stesso modo. Quando si son bene assicurati, il cerchio di sotto comincia a muoversi pel piazzale portando gli altri, intonando canti di valore e tirando colpi di schioppo. Il giuoco è bello ma evidentemente pericoloso. E proprio in quell’occasione si spezzò in mano la pistola a uno dei giuocalori, ma per fortuna nessuno ne testò ferito, e egli solo ne ebbe una leggera scalfittura. Guai se fosse avvenuto altrimenti; poteva nascerne facilmente un vero massacro in tanta moltitudine che in occasioni simili perde la testa. Il Padre ascrive sempre da una parte il sorgere immancabile di qualche caso pericoloso, alla potenza del male che cercava in ogni modo di sconcertare e mandar in rovina l’opera missionaria, e dall’altra a una speciale protezione del S. Cuore e di Maria SS. che ogni volta il pericolo fosse sventato. %