— 70 — non contristare un’intera Parrocchia, e non metterla a pericolo di fare qualche sproposito sopra alcuni che si tenevano come causa del non andar noi colà. In pari tempo mi si dava una lettera del M. R. P. Luigi da Coriano Pro-Prefetto che era tornato il giorno prima alla sua residenza di Bàiza, nella quale mi diceva che i cristiani di Traboina erano venuti da lui pregandolo che si interponesse perchè noi accettassimo di dar loro la missione, ed egli di fatto ci faceva le più calde istanze in proposito, e ci animava a non aver nessun timore. Non si poteva più resistere. Dissi che saremmo andati nel domani, che non volevamo nessun incontro festoso; venissero a prenderci solo due o tre persone, ma con un mulo per la roba. Infatti il due aprile si partì sotto la pioggia; il 3 si diè principio alla Missione. Ma ecco un nuovo incaglio. Venne ordine da Scutari che 50 individui d’ogni bandiera o tribù dovessero andare fino a Vraka villaggio a quasi due ore da Scutari; là avrebbero trovato i Capi delle montagne ed altri mandati apposta dal Governo per trattare di bruciare il villaggio di Riolhi, dar soddisfazione ai turchi per la moschea e liberar la città dallo stato d’assedio in cui era, e dal pericolo di massacri. Parecchi di Traboina non volevano andare per non perdere le prediche della Missione, ma li abbiamo esortati ad obbedire all’autorità, chè il restare avrebbe nociuto ad essi e anche a noi. Ci chiesero che almeno li confessassimo e furon tosto esauditi. Prima che essi partissero e noi cominciassimo le sacre funzioni, arrivò da Scutari l’uomo mandato dal P. Bonetti a prender notizie. Egli era entrato in città con gran pericolo suo e nostro. Fu fermato dai soldati che custodivano l’entrata, fu interrogato dove andasse e a che fare, se avesse lettere; fu spogliato e visitato minutamente, il che si solea fare con quanti entravano in città. Si salvò a forza di bugie: disse che andava da un signore turco, e quindi non fu condotto in serraglio, come si faceva con tutti gli altri; ma gli si diede un soldato che lo accompagnasse fino alla casa di quel signore; per via il bravo uomo con un metelik ossia sei centesimi che donò al soldato, lo indusse a ritornare, ed egli restò solo. Trovò che i turchi eran tutti armati; i cristiani tutti chiusi in casa. Dopo molti giri passando per gli orti dei privati e scavalcando muri, il messo entrò nel convento dei Padri Francescani Riformati. Gli dissero che 1 andare dai PP. Gesuiti era impossibile, ma vi si sarebbe recato per lui uno di loro a parlare col R. P. Rettore, come si fece. Un altro Frate frattanto si recò da S. E. Mons.