— 334 — me o i miei sapendo che io poi non li saprò vendicare. E dovrò io dunque lasciarli andare con tanti miei danni?... Dice forse Iddio di perdonare i debiti che altri ci ha? Ora il mio nemico mi deve più sangui; ha ucciso i miei senza alcuna loro colpa, m’ha tolto la moglie e l’onore, mi cagiona tanti danni materiali e civili; il Governo stesso approva che noi ci facciamo giustizia secondo il nostro costume. E volete voi Rev. Padri Missionari che il Signore ci mandi all'inferno se dopo tutto questo noi uccidiamo? Dunque... non siamo rei di peccato se stiamo sempre nella disnosizione di uccidere ad un bisogno, giacché nelle nostre presenti relazioni sociali non si può altrimenti vivere, nè aver pace, nè difendere i propri diritti e per noi l’essere solidali gli uni degli altri anche collo schioppo nella nostra tribù è una legge che è quasi l’unica nostra salvaguardia in moltissimi casi ». Fondandosi su tali ragionamenti ci assicura il missionario che vi erano delle persone persuasissime di non far male alcuno uccidendo nel caso dei sangui o di debiti. E io concludo ammettendo interamente l’opinione del missionario che in certi casi anche i bravi moralisti, avuto riguardo a un complesso così terribile di circostanze, si troverebbero imbrogliati a decidere. La colpa ricadeva piuttosto sulle condizioni generali del paese che sui singoli individui, pur ammettendo che sopra una forma legale imperfettissima si innestavano facilmente gli abusi più spaventosi. Durante la missione capitò il giorno dei morti e i missionari ebbero occasione di assistere a un uso liturgico speciale di quella povera gente che entra troppo bene nel quadro generale delle usanze delle montagne. « Sul dopo pranzo si vedeva dalle diverse strade di Salza venire uomini e donne con cesti e corbe piene di pane; v’eran di quelli che avranno avuto almeno 20 chili di pane in ispalla; altri portavano piccole forme di formaggio, altri scodelle o catini di latte naturale o di latte fermentato, e altri collane di castagne o di fichi secchi, e tutto questo ben di Dio lo poneva ciascuno sui sepolcri di sua famiglia. Frattanto i poveri del luogo e delle vicinanze conscii di quest’uso erano adunati sul luogo; e a un certo punto furono chiamati da tutte le parti per prendersi quei cibi, che loro donavano in limosina i più ricchi in suffragio dei loro morti. Finita la distribuzione suddetta, sei capi o rappresentanti delle principali famiglie, si separarono dagli