— 190 — dissi: e la statua intende di lasciarla nella Cappella? Mi rispose che si. — Me ne dà parola? Rispose che sì. — Mi ardii chiedergli che mi desse la cosa in iscritto; mi disse che andassi da lui dopo la Messa; la dichiarazione non era quale l’avrei voluta io; aveva anzi qualche cosa dannosa allo scopo, e gliela feci cancellare; il resto lasciai passare perchè il punto che la statua restasse, c’era, e quanto al darmi pieni poteri me l’avea ripetuto e me lo ripeteva di nuovo a voce. — Partii subito per G(j)akova con D. Masrek. Appena arrivato ho scritto questo Promemoria. — G(j)ako-va 16 Die. 1897. Le parole che il P. Pasi aveva fatto scancellare erano il divieto che per allora nessuno potesse celebrare nella Cappella, perchè ciò avrebbe irritato il popolo e impedito che si aggiustasse l'affare. Con altra lettera del 18 die. Mgre dava al solo P. Pasi la facoltà di assolvere dalle censure incorse per l’affare di quella Cappella. Egli esigeva però le ritrattazioni in iscritto. Il P. Pasi con lettera 24 die. mentre gli annunziava l’avvenuta pacificazione e che la Kate era stata sottoposta a tutti i riti prescritti dal Ceremoniale per l’assoluzione dalla scomunica, dichiarava che non si poteva esigere le ritrattazioni in iscritto per la grande irritazione che c’era in tutti, e perchè, glielo dice con tutta schiettezza e confidenza: « corre la voce che l’Arciv. cambia di parola, e non mantiene ciò che promette, e quindi il popolo è pieno di diffidenza riguardo al Clero e riguardo a V. E. ». Lo consigliava poi che non si facesse più parola della Cappella nè della statua e che se il popolo avesse domandato col tempo una messa in occasione della festa di S. Antonio non si rifiutasse. Protestava di dar tali suggerimenti solo perchè gli stava a cuore che la pacificazione ottenuta si mantenesse, e restasse sempre nel debito onore e rispetto l’autorità ecclesiastica, sopratutto dell’Arcivescovo. Se non che il 18 gennaio 1898 D. Nicolò Mazrek scriveva al P. Pasi che si era alla vigilia di nuovi scandali, poiché avendo celebrato la Messa nel suo passaggio per Gjakova il P. Costantino Gjè^aj O. M. (P. Stefano Gjecov), l’Arcivescovo venuto a conoscenza del fatto gli mandò un Decreto di sospensione dalla Messa per un mese, e i giacovesi