— 51 — colla Comunione generale. Le funzioni si faceano la mattina verso le nove nella Cappella dell’Oratorio, finite le quali, si dona loro la colazione con pane e fichi in compenso di ciò che avrebbero trovato se invece di venir in chiesa fossero andati a mendicare. Il dopo pranzo si confessano. Il primo giorno furono 226, il secondo 206, il terzo 200. Il giorno di chiusura e Comunione generale furono 400. La funzione fu fatta nella chiesa nostra, dopo toltine i banchi; era uno spettacolo che moveva tutto insieme a compassione e devozione, il vedere quella moltitudine di ragazzi mezzi nudi, donne inai coperte; una colla culla legata dietra la schiena, un’altra con un ragazzetto sul collo, una terza con un bambino al seno; uomini storpi, zoppi o monchi per ferite ricevute nelle loro questioni di sangui e vendette, pieni di fede e venerazione per la chiesa e pei nostri santi misteri, ma insieme rozzi all’eccesso e senza una giusta idea della venerazione dovuta al luogo santo, baciare le imposte della porta nell’entrare e farsi più volte il segno della croce, e ripetere ad alta voce le loro solite giaculatorie: Mscriir, o Zot: misericordia, o Signore; Nn’ore t’anne, o Sceiti Scen Kol: in mano vostra, cioè sotto la vostra protezione, o S. Nicolò; ma poi urtarsi, spingersi, discorrere, come se non fossero in chiesa, ma in un locale qualunque. E non vale lo sgridare e avvisare che in chiesa si deve stare con devozione e non si deve parlare, perché essi interromperebbero l’esortazione scusando ciascuno se stesso e accusando il vicino con un disturbo maggiore del primo. L’unica è intonare il Rosario o qualche altra orazione o canzoncina spirituale, che essi già sappiano, ed allora come per incanto si mettono tutti quieti ed attenti continuando a squarciagola, ciò che il Padre ha cominciato, persuasi che tanto meglio cantano quanto più gridano. Sono cose che a chi non è avvezzo fan pena, ma se si considera che tutto questo proviene in quei poveretti da mancanza di istruzione e di educazione, e che il Cuore paziente di Gesù li ama e li compatisce come compativa gli apostoli ; anzi se si consideri che questi poveri e rozzi ora sì mal educati e ributtanti, un giorno forse saranno altrettanti principi in cielo, e potrebbe esser in luogo assai più eccelso di tanti altri che ora sono grandi, ricchi, dotti, modelli di civiltà e compitezza nella Società e nel gran mondo, ma poco devoti, poco religiosi e poco simili al modello del cristiano Gesù Cristo povero e umile; se, dico, si consideri tutto questo con un po’ di fede, facilmente si compatiscono il manco di civiltà e le profanazioni materiali dei nostri poverelli albanesi ».