— 167 — Nella Dushkaja, il P. Sereggi col fratello passarono al villaggio di Zhdrelo che pochi anni prima, eccetto due famiglie, era passato all’apostasia. Il P. Pasi con Marco si recò a Bec misto di cattolici e di musulmani. Anche in quel villaggio molte famiglie si erano pervertite in quegli ultimi anni. Basta che il capo di famiglia si dichiari musulmano che tutti i suoi dipendenti ne seguono l’esempio per amore o per forza; del resto se ci si trova della resistenza questa è nelle donne che più difficilmente mutano religione. La famiglia non se ne cura e son obbligate almeno esternamente a fare quel che fanno gli altri. Qualche anno prima era venuto in paese l’Hogjà per istruire i suoi fedeli e neofiti a far le prostrazioni e le altre cose di rito. In mezzo agli altri c’erano capitati anche due fanciulli che impararono anch’essi quelle cerimonie così bene da meritarsi una lode speciale del maestro. I due fanciulli ne furono lusingati e dissero che volevan essere musulmani, e così fu. A Bec nei quattro giorni che ci si fermò il missionario, intervennero alle funzioni anche dei musulmani. Parecchi dissero: Poveri noi! Siamo come le bestie! Se questo insegnamento fosse stato dato alcuni anni fa, noi non ci saremmo fatti turchi. A Bec come da per tutto fu messo orrore per l’abuso generale di lasciare il nome del battesimo e prendere nomi turchi. Il Padre riuscì a cambiarlo nei fanciulli, che per gli adulti era impossibile. Dava a tutti il nuovo nome scritto sopra un’immaginetta del S. Cuore e co3Ì venivano pure iscritti nell’Apostolato della Preghiera. Il metodo d’insegnare il catechismo era quanto semplice altrettanto dilettevole e gradito. Il catechista ripeteva tre o quattro volte una frase e si faceva rispondere alternativamente dal coro dei ragazzi e da quello degli adulti dove questo si formava; la stessa frase si faceva poi alternativamente cantare con una cantilena che, sebbene semplice e monotona, piaceva molto e non stancava mai. In tal modo tutti riuscivano a imparare le cose più necessarie del catechismo quasi senza accorgersi. Un certo Frrok di Smaci aveva fatto 5 ore di strada per venire dai Padri sebbene li avesse già avuti nel suo paese; egli voleva